BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

EUTANASIA/ Perché Vasco Rossi regala "Vivere" a Pannella e alla causa della morte?

Vasco Rossi (Infophoto)Vasco Rossi (Infophoto)

Solo che Vasco ha regalato una delle sue più celebri canzoni, Vivere, per confezionare uno spot a favore della legalizzazione dell’eutanasia. C’è un vecchietto allettato, un sondino nel naso, con gli occhi semichiusi; la sua donna, presumibilmente, guarda malinconica alla finestra, il cane si stiracchia, le foto sul comodino parlano di un uomo che un tempo fu atletico, vigoroso, amante ed amato. Le parole della canzone del Blasco escono da una vecchia radio, malinconicamente scorrono: "Vivere… oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento…". L’ammalato sembra rianimarsi, apre gli occhi umidi, avvicina la mano alla radio, la spegne. Clic. Così si può spegnere una vita, è sottinteso. Una vita così non è degna, meglio lasciarla andare.

Questione di opinioni? Con dolore, sì, di opinioni sbagliate, che non vogliamo trasformare in leggi, e di una distorta concezione di sé. Perché nessun uomo vale per quel che è o fa, o con buona pace di Pannella, tutte le sue lotte per i "diversi" sarebbero da mandare al macero: disabili, stranieri diseredati, carcerati di cui han buttato la chiave. A che valgono queste vite? Finiamola, finiamole. C’è una sola differenza nella lettera finale a segnare un passaggio di responsabilità e soggetto d’azione. Quando la capacità di decidere per sé è labile, stanca, può arrivare qualcun altro a decidere al posto tuo. A stabilire quando e perché la tua vita non è più degna.

Un’opinione pericolosissima, dunque, se si parla di leggi. Non a caso per lo stato il suicidio è un delitto. Chi te lo può impedire? Nessuno. Ma è un delitto a prescindere, un delitto in sé, perché si sappia che chiunque lo induca, o aiuti, è complice di omicidio. Anche se si ammanta il reato con ragioni umanitarie, che troppe volte coprono ragioni di comodo. Nei paesi dove l’eutanasia è legge, ad esempio, si parla liberamente di poderosi risparmi per la Sanità, ed è una delle motivazioni per chiedere che la dolce morta sia estesa anche ai bambini terminali, troppo pesanti e costosi da assistere.

Ma ammettiamo che io sia sincero, e che autonomamente decida di spegnere quella radio, di staccare il suono di quella canzone. Che non ci sia bene o amore capace di abbracciarmi e farmi sentire importante e unico. Ammettiamo che non ci sia Dio, secondo me, pronto ad accogliermi, quando sarà. Resta la possibilità, così umana, così dignitosa e forte, di non tirarsi indietro, di accettare la sfida. Resta il tenente Drogo, l’attesa dei Tartari fino alla fine, per scoprire che sarà mai, questa morte che è parte della vita segnata. Restano le altre parole della canzone di Vasco, che dicono altra tempra e altra scelta: "sperare… senza perdersi d’animo mai… e combattere e lottare contro tutto…".

Non è facile, tutt’altro, e non si può "vivere" da soli. Ma è da eroi, e lascia un segno: il segno della nostra vita, e un segno per la vita di altri.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
16/01/2014 - Per me Vivere è un inno alla vita non alla morte (claudia mazzola)

Fans di Vasco da sempre, innamorata delle sue canzoni, mi ha sempre dato noia che i suoi testi venissero collegati al senso religioso più che alla new age. Il Blasco concede la sua bellissima "Vivere" per l'eutanasia, è normalissimo: non crede in Gesù Cristo.