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VINCENZO DI SARNO/ Il tumore, il carcere e quella strana "battaglia" che non è più sua

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Se le sue parole avessero seguito, come dovrebbe essere, Vincenzo Di Sarno avrebbe la giustizia che la sua situazione richiede. A meno che il giudice menta, e le sue affermazioni "non è in pericolo di vita", siano contraddette dai medici. Si fa in fretta a stabilirlo, basta un consulto serio. E se Vincenzo purtroppo è un malato senza speranze, fargli passare i suoi ultimi giorni a casa, vicino ai suoi cari, non nuoce a nessuno, nemmeno alla vittima della sua follia. 

Ma perché mai un magistrato, e pure un magistrato donna, quindi dotata naturalmente di una sensibilità accentuata, dovrebbe fidarsi di un referto falso? Per quale motivo dovrebbe accanirsi su questo detenuto in particolare? Vincenzo pesa 53 chili, e si regge a stento in piedi, non vuol curarsi,  non vuol nutrirsi, e chiede la scarcerazione, come i familiari, che si possono ben capire. Ma quale battaglia stanno combattendo? Per la salute, o cosa? Nel primo caso, il ricovero e le cure, affiancate da una stretta vigilanza psicologica, sono quel di cui Vincenzo ha bisogno. E gli avvocati, vista la disponibilità del capo dello Stato, faranno in fretta a chiedere quella grazia che sicuramente  arriverà, in tempi brevi. 

O si tratta di una battaglia per denunciare le condizioni del sistema penitenziario? Non facciamola fare a un malato grave, e disperato. Nessuno soffi sul fuoco. 

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