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Cronaca

CARCERE/ Perché un 41-bis non può leggere Umberto Eco?

Umberto Eco, autore de Umberto Eco, autore de "Il nome della Rosa" (Infophoto)

E invece, a volte si ha l’impressione che tali decisioni “educative” siano rappresentative di un carcere così disumanizzato e disumanizzante, da privare l’uomo di una qualsiasi speranza, estirpandolo non solo della sua libertà, ma soprattutto della sua dignità. Ma un carcere che non assuma su di sé l’onere di un’educazione all’umano e per l’umano, è un luogo che ha scelto di mantenere inalterata la follia lucida di chi ha commesso un reato. Emmanuello, così come ogni uomo, vive nel presente avendo negli occhi il suo passato, conosce le sue responsabilità che nessuna corte di giustizia potrà cancellare né far dimenticare, e, tuttavia, sa anche che gli abissi della sua anima non coinvolgono più l’uomo del reato bensì l’uomo della pena, un uomo ferito che cerca la sua umanità e, chissà, forse (lo speriamo…) il suo perdono.

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