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IL CASO/ Quintavalle (Uk): così l'aborto selettivo smaschera la nostra ipocrisia

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Estrapolare delle statistiche e presentare un discorso come quello che si sta aprendo adesso in Inghilterra mi fa immaginare che gli abortisti, da domani, avranno anche una risposta. Si discuterà sulle statistiche, sul fatto innegabile che certi strati di società vogliono un figlio maschio piuttosto che femmina, ma noi vogliamo dire chiaramente che ogni vita umana ha lo stesso identico valore.

 

I sostenitori dell'aborto già dicono che si cercherà di mettere mano alla legge sull'aborto.

Il discorso di dove questa discussione potrà portare è interessante perché parlare di queste cose apertamente, parlare di aborto, dà fastidio alla gente, si sentono scaraventati addosso notizie che fanno capire che l'aborto è molto facile senza reali motivi. Se chiediamo in giro, chiunque dirà che l'aborto selettivo non è giusto, ma la domanda successiva da fare è: invece abortire un figlio maschio o malato è giusto? Non è esattamente la stessa cosa? L'aborto selettivo non è diverso da qualunque altro aborto. Se questo dovesse avvenire uno almeno potrà dire che il sacrificio di queste bambine avrà portato a un cambiamento nelle nostre leggi. Ma l'ipocrisia di fondo è che la nostra legge non permette l'aborto selettivo, ma di fatto si ottiene lo stesso.  

 

Tornando al punto di partenza, resta un dato di fatto: anche il multiculturalismo inglese dimostra il suo fallimento, se la società e le leggi non impediscono la strage di bambine di sesso femminile, dato che queste persone vivono nella società inglese continuando a seguire le terribili tradizioni dei loro paesi di origine. 

Ma questo accade sostanzialmente perché se la legge inglese sull'aborto venisse applicata come è stata scritta, avremmo comunque moltissimi aborti in meno. Ad esempio, essa dice che per abortire ci vuole il parere di due medici: ebbene, di fatto basta un medico soltanto. Certamente queste povere donne costrette ad abortire dai loro mariti meritano tutto il nostro sostegno, noi le dobbiamo aiutare, sostenere nella loro liberazione femminile. C'è poi anche il rischio che la loro tragedia venga sfruttata a fini politici. Chi davvero capisce la fragilità in cui vivono queste donne, spesso neanche inserite realmente nella nostra società?



(Paolo Vites) 

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