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IL CASO/ Vi racconto come mio padre mi ha cresciuto dal suo coma di 25 anni

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Dal mio punto di vista posso testimoniare che la situazione di mio padre ha attivato tutta una serie di comportamenti e di nuovi equilibri all’interno della famiglia, delle persone che ci sono state vicine e nei rapporti tra noi figli che siamo cresciuti con un padre che “dormiva sempre”. È assolutamente imprevedibile come una vita, seppur ridotta al minimo, riesca a portare negli altri…

 

Cosa ha seminato in voi?

Tante cose positive, tanta coscienza e tanta voglia di vivere a nostra volta. Quindi, dopo il primo periodo, è stata una cosa che abbiamo sempre vissuto bene.

 

In quasi 25 anni mai pensato all’eutanasia?

No, assolutamente no. Mai presa seriamente in considerazione.

 

Cosa si sente di dire a quelle persone che, per esempio, fanno le valigie e vanno in Svizzera per andare a morire?

Credo che questa sia una questione talmente personale che non si può generalizzare e dare consigli. Ognuno vive come crede. Certo, c’è tanta sofferenza e tanto dolore iniziale. Poi bisogna trovare e avere la forza di vedere le situazioni in ottica differente. Su chi decide di togliersi la vita non saprei sinceramente cosa dire. Non li capisco. È una realtà talmente lontana da me e dalla nostra esperienza che, ripeto, non saprei esprimermi

 

La sua esperienza personale di figlio. Come è stato crescere e diventare un adulto con un padre assente-presente?

Io e mia sorella siamo cresciuti, fin da piccoli, con questo padre che c’era e non c’era, dormiva. Abbiamo sempre avuto un grandissimo sostegno di nostra madre che ha fatto da mamma e da papà. Crescendo ci siamo fatti domande su come sarebbe stato avere un padre.

 

Un ricordo particolare?

Le difficoltà a scuola. Mi ricordo un piccolo-grande dramma: quando da piccoli si fanno i lavoretti per la festa del papà. E credo che siano stati momenti vissuti con maggiore difficoltà da mia madre che ha dovuto crescere due figli piccoli da sola. Noi, da parte nostra, contavamo su di lei: non ci ha mai fatto mancare niente.

 

L’eredita dell’agriturismo lasciata da suo padre è stata vissuta più come un peso o come un regalo?

Io e mia sorella abbiamo avuto la fortuna di voler fare esattamente quello che facciamo. La possibilità di crescere qui in campagna, vicino a Verona, e di lavorare nel nostro agriturismo c’è sempre piaciuta. Ed eccoci qui a continuare quello che nostro padre aveva iniziato senza il peso della responsabilità e delle aspettative degli altri, bensì con una voglia tutta personale: è una cosa molto positiva.

 

(Fabio Franchini)



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