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Cronaca

ALEXIA CANESTRARI/ Chi siamo noi per giudicare una madre disperata?

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Passano forse delle ore, ci informa. Non aveva neppure l'orologio? Finalmente vede le luci dei carabinieri. E non sa spiegare il posto dove ha lasciato le due creature. Ma come: neanche un’indicazione, una pista? Mica aveva volato, per arrivare lì. Passerà un’intera notte, mezza mattina del giorno dopo prima di trovare miracolosamente vivi Manuel e Nicole. Cosa che lei aveva sempre creduto possibile, mentre tutto il paese trepido immaginava il peggio. Ma essendo una donna credente, sapeva che le sue preghiera sarebbero state ascoltate, giura. Mai sfidare i santi. Soprattutto sulla pelle di due bambini.

Che ora vivono l’attimo da eroi, spiega la signora. Davvero? Qualcuno li ha sentiti? Davvero due bambini così piccoli riescono ad elaborare lo spavento, il gelo, l’angoscia come parte di un gioco? Dove hanno imparato a considerarsi eroi? Cartoni animati, fiabe? Avranno ascoltato quell’antica storia di Hansel e Gretel, avranno saputo paragonare la loro situazione, e cercare il miraggio di una casetta di biscotto dove ripararsi?

Difficile, troppo difficile crederlo. Difficile anche credere alla serenità del padre, che protegge la sua donna, e la ringrazia per quello che ha fatto. L’altra mamma, la sua prima compagna, non ringrazia affatto, e nessuno le ha chiesto una parte nella favola bella. Perché non potrebbe che piangere e gridare alla follia. Abbiamo pensato tutti, alla follia, e, per un guizzo, a un più atroce sospetto: una vendetta, la voglia di andarsene, portando con sé quei bambini. Non sarà vero, Dio voglia che non sia vero. Attacco di panico, esaurimento, possono in parte spiegare, e aiutare a comprendere.

Non sta a una curiosità malsana indagare troppo, o commentare i silenzi o i tentativi del padre di accomodare la storia: ci sono ragioni per non mettere in piazza il disagio, e non infierire scavando nei gorghi della mente. C’è un’inchiesta aperta, che fornirà i suoi elementi a chi soprattutto in questo caso deve entrare in gioco: medici, e psicologi. Per placare l’ansia e con dolcezza sapere qualcosa di credibile proprio dai bambini, per accompagnare la madre. Lasciamo stare le interviste. La realtà comunque la si guardi è cruda, non c’è bisogno di trasformarla in reality. Ci bastano le fiabe, ad ammaestrarci, e non tutte erano a lieto fine.

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