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ALEXIA CANESTRARI/ Chi siamo noi per giudicare una madre disperata?

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Chi siamo noi per giudicare una madre disperata? Chi siamo noi per sospettare che la sventurata madre di Tivoli, perduta nel bosco con due bambini, abbia tramato qualcosa di terribile e assurdo nel fondo di una mente obnubilata? Che, pentita e spaventata, abbia poi cercato di rimediare? Eppure, nella storia che oggi assume i contorni della favola a lieto fine, c’è qualcosa che non torna, che non convince.

Leggiamo la sua intervista a Repubblica, con dovizia di particolari. Troppi. Porta i bambini a giocare, l’ultimo dell’anno. Una data non come le altre. In qualche modo, una data simbolica, anche per gesti eclatanti. Poi Manuel, il più curioso, chiede di passare per un boschetto, per vedere gli animali. E i tre si avventurano in un sentiero, parrebbe, senza avvisare nessuno. Sentiero? No, neve fresca, con scarpe non adatte, ci spiega la madre, che ha notato pure che il cellulare era quasi scarico. Una persona di senno dopo una decina di minuti si ferma, dice ai bambini che forse gli animaletti sono da un’altra parte, e tornando indietro li distrae proponendo una bella cioccolata calda in paese. Invece no, lascia passare il tempo finché diventa buio. Non pensa ai possibili raffreddori, alla tosse, e una madre l’avrebbe pensato, lo giuro.

Nel racconto di questa povera donna abbondano le considerazioni sul suo sfinimento, sulla sua stanchezza. Dei bambini, nulla. E poi quella nota sulla fame e sete, che li spinge a mangiare, "a morsi", la neve. Ma come si fa a morire di fame dopo poche ore? Avranno ben mangiato a pranzo… ma lei, sempre lei, era "stremata". Tra un adulto e due piccini al freddo e al buio chi cederebbe per primo?

Ma la mamma, benché a pezzi, cerca di far vivere il gioco, l’avventura. Fino a sperare in un aiuto dal cielo, addirittura un elicottero! Ma riprendere la strada di prima? O si trattava di una foresta incantata, che chiude ogni traccia alle spalle? Poi continua la fiaba: i bimbi perdono i guantini, e lei li porta su una roccia accanto a un ruscello per scaldargli i piedini. Non le mani, i piedi. Poi prova a prenderli in braccio: non ce la fa, se li carica sulla schiena, non ce la fa. Quanto pesavano quei bambini? Allora li accoccola l’uno vicino all’altro e dice loro di dormire "tranquilli" che sarebbe andata a cercare aiuto. E loro buoni buoni, al buio, nella neve, senza guanti… mentre la loro madre si allontana! Verso i dirupi, a valle, dove, diremmo, avrebbe dovuto volgere da subito i suoi passi, al primo dubbio. In genere scendendo a valle si trovano luoghi abitati.


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