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CLERICALISMO/ Mons. Negri: i preti possono "svegliare il mondo" solo se cambiati da Cristo

Pubblicazione:sabato 4 gennaio 2014

Giotto, Il sogno di Innocenzo III (particolare; 1295-99) (Immagine d'archivio) Giotto, Il sogno di Innocenzo III (particolare; 1295-99) (Immagine d'archivio)

La vita religiosa e quindi la vita cristiana non sono una fuga da un mondo che ci riempie di angoscia, tensioni e di un complesso di difficoltà. Il cristianesimo non è una religione dell’evasione, ma è una religione della presenza: la presenza di Dio, cioè di un mondo nuovo all’interno di quello degli uomini. Sappiamo bene quanto il mondo sia segnato da quella sostanziale ambiguità che caratterizza in maniera radicale il cuore dell’uomo, secondo l’esegesi straordinaria, e ancora attuale, compiuta dal Concilio Vaticano II. Il cuore dell’uomo è redento soltanto dalla presenza di Cristo, e questa redenzione diventa esperienza di vita nuova nella vita della Chiesa seguita e amata dal cristiano. Queste due direttrici sono essenziali per riproporre il cristianesimo come un evento attuale che assume la fisionomia di un incontro con Cristo che cambia il cuore dell’uomo. E attraverso il cuore dell’uomo cambiato tende a cambiare il mondo stesso. “Cristo redentore dell’uomo e del mondo centro del cosmo e della storia”, come ci ha insegnato il Beato Giovanni Paolo II.

 

Lei come definirebbe il clericalismo, che secondo il Papa è uno dei mali più terribili?

Il clericalismo è la riduzione dell’avvenimento cristiano a una questione intra-clericale, nella quale prevalgono le opinioni ideologiche, le opzioni morali, le sensibilità culturali e sociali, anziché l’evento di Cristo come fattore di cambiamento e di impeto missionario. Il clericalismo è chiusura, invece l’esperienza ecclesiale, proprio perché certa della sua identità, ama andare nel mondo a portare a tutti gli uomini quello che si aspettano ma che non possono darsi.

 

La formazione – ha detto Papa Bergoglio - è un'opera artigianale, non poliziesca. Dobbiamo formare il cuore, altrimenti formiamo piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire la pelle d'oca. Concretamente cosa bisogna fare e che cosa non ha funzionato nella formazione dei sacerdoti?

L’educazione dei presbiteri dipende dal fatto che la fede, in quanto esperienza di vita nuova, arrivi fino a determinare i criteri di giudizio e di comportamento. La difficoltà è stata nel rendere la fede principio di formazione integrale della personalità. Per formare dei religiosi autenticamente cristiani bisogna che siano formate delle personalità integralmente cristiane. Giovanni Paolo II ha detto che “la fede non è un’appendice preziosa ma inutile della vita”, ma la novità dell’intera esistenza.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
07/01/2014 - I preti (luisella martin)

Il problema é che a molti preti il mondo va bene così com'é; essi vorrebbero se mai addormentarlo il mondo, nel senso della libertà interiore,della libertà della ricerca scientifica,della libertà dei costumi... Io credo che Cristo non voglia cambiare i preti e nessuno di noi; Egli ci ama così come siamo! E certamente Cristo non obbliga nessuno a farsi prete. L'articolo ipotizza che i preti possano cambiare il mondo,solo se Cristo cambia i preti; vi sarebbero perciò due categorie di preti, quelli "cambiati" da Cristo e quelli "non cambiati" (ovvero la maggioranza da millenni). Perché i preti sveglino il mondo, cosa dovrebbe fare Cristo? Fulminarli? Farli diventare statue di sale? Sono disorientata.