BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EPIFANIA/ Camisasca: seguiamo i Magi per capire la nostra vocazione

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Giotto, Adorazione dei Magi (1303-05, particolare) (Immagine d'archivio)  Giotto, Adorazione dei Magi (1303-05, particolare) (Immagine d'archivio)

Pubblichamo l'omelia di Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, in occasione della solennità dell'Epifania.

Cari fratelli e sorelle,

è una tradizione che si rinnova ormai da alcuni anni: per la festa dell'Epifania del Signore sono invitati, assieme ai fedeli nativi di questa parrocchia e di questa città, amici originari di tante diverse nazioni del mondo, ma che oggi abitano e lavorano nella nostra terra. Tutti siamo partecipi dell'unica fede in Cristo Gesù, legati dal vincolo dell'unica carità, animati da una sola speranza, la salvezza portata dal Signore.

In questo modo, nel luminoso spazio della nostra Cattedrale è visibilmente rappresentata l'immagine della Chiesa. In essa vediamo il popolo di Dio, il Corpo di Cristo, a cui sono chiamati tutti i popoli del mondo.

Attraversati di frequente dai problemi quotidiani, abbiamo forse perduto la gioia della fede. Il nostro carissimo papa Francesco ha voluto intitolare la sua esortazione a tutto il popolo di Dio: la gioia del Vangelo. La festa di oggi ci invita alla gioia, alla festa, perché la luce portata dall'Incarnazione, apparsa nel giorno di Natale, oggi si spande a illuminare tutta la terra.

Nel fuoco di questa luce vediamo la nuova Gerusalemme, la Chiesa, che brilla non di luce propria, ma della luce che riceve da Gesù, il suo Sposo. Essa che è chiamata a portare questa luce a tutti gli uomini.

Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere (Is 60,1.3).

I magi, che vendono dai diversi paesi dell'Oriente, stanno a significare proprio questa vocazione universale del popolo cristiano.

I pastori vanno alla capanna, rimangono in contemplazione di quel bambino e poi tornano, cambiati, alla loro vita. I magi, dopo aver adorato il bambino, tornano ai loro paesi. Anche noi, invitati dal Papa ad uscire da noi stessi per andare incontro agli uomini, per rivelare loro la grande notizia dell'Incarnazione, come potremo andare se prima non abbiamo un po' sostato a guardare, toccare, contemplare il Verbo della vita che si è manifestato nell'umanità di Gesù?

A noi, cari fratelli e sorelle, è stato fatto un grande dono, inaudito e assolutamente immeritato: il dono della fede. Abbiamo trascorso l'anno passato a meditare e ringraziare per questo dono. Esso non è un privilegio che ci distacca dagli altri uomini, all'opposto: esso è l'incontro con il Signore, unica speranza e forza della nostra vita. Egli ci dice: andate, evangelizzate. Parlate di me. Mostrate, prima ancora nel vostro volto che nelle vostre azioni, la bellezza della fede, della carità vissuta, dell'accoglienza, del perdono, la gioia della speranza.


  PAG. SUCC. >