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Cronaca

UNIONI CIVILI/ Belletti (Forum famiglie): l'idea di Renzi è uno spot anti-famiglia

Per FRANCESCO BELLETTI (Forum famiglie) non si difende la famiglia come luogo in cui le persone vivono, come società naturale fondata sul matrimonio, ma solo preoccupandosi di quanto costa

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

L’intervento di Giuliano Cazzola sui possibili costi previdenziali del riconoscimento delle unioni civili proposto dal nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, segnala un tema molto importante, in modo forse provocatorio e paradossale, consentendo quindi qualche riflessione non solo economica.

Cazzola giustamente ricorda che se alle unioni civili venisse garantita la reversibilità (come in modo superficiale e irresponsabile chiede il neo-segretario del Pd), i costi previdenziali crescerebbero in modo incontrollabile, e tanti “furbetti” avrebbero uno strumento in più per sfruttare il sistema di welfare. Una unione civile, legame per definizione leggero, di fatto privo di impegni sostanziali, avrebbe infatti, secondo quanto si sa della proposta del Pd, lo stesso diritto previdenziale della reversibilità per il partner, esattamente come chi è regolarmente sposato, senza doversi assumere tutti gli impegni del matrimonio (ricordate gli articoli del codice civile, quelli che si leggono durante i matrimoni “veri”?). Alla faccia della uguaglianza di fronte alla legge.

Allora, prosegue Cazzola, in modo provocatorio e paradossale, meglio sarebbero i matrimoni gay, che avrebbero un impatto economico molto ridotto. Infatti, aggiungo io, ben pochi si sposerebbero, e i numeri sarebbero ben limitati. Basta guardare i numeri degli inutili “registri comunali delle unioni civili”, sbandierati come grande conquista di civiltà da tante amministrazioni comunali, e rimasti pressoché deserti. Ma qui, usando un codice comunicativo paradossale e provocatorio, si rischia una deriva drammatica, anche al di là delle intenzioni di Cazzola. Non si difende la famiglia come luogo in cui le persone vivono, amano, diventano cittadini, come “società naturale fondata sul matrimonio” (è reazionario o omofobo citare la Costituzione, che presuppone un legame tra uomo e donna, l’apertura alla vita e il matrimonio?), ma si subordina il suo destino a come vanno i conti pubblici. Per cui, se mancano 500 milioni di euro alla stabilità, non si chiude il buco tagliando i costi della politica, o acquistando un F35 in meno, ma si dice: “meno detrazioni!”, cioè meno sostegno alle famiglie.

Dare la reversibilità alle unioni civili è sbagliato perché premia un legame debole, volatile, anziché investire sul rapporto coniugale matrimoniale (vero impegno pubblico, altro che “loveislove”!); non è sbagliato perché “costerebbe troppo”. Così, si ragiona sulla famiglia senza preoccuparsi della famiglia, ma dei conti pubblici. Già oggi accordi scritti privati potrebbero sistemare pressoché tutte le problematiche delle “unioni di fatto”; forse si potrebbe anche ipotizzare qualche limitato e circoscritto intervento amministrativo o legislativo – di tipo solo privatistico–patrimoniale, ad ogni buon conto.