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Cronaca

PAPA/ Bergoglio, Chernobyl e la generazione che cambia

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Lo diceva don Giussani a Viterbo agli insegnanti nel 1977: "la presenza, la comunicazione dell'adulto, è un rischio, in quanto è coinvolta nella libertà del giovane e la libertà è la capacità di paragonarsi con il destino attraverso le cose, di aderire all'essere attraverso le contingenze. L'azione educativa è rischiosa perché è abbandonata a una libertà fragile; e qui uno capisce il limite della propria persona e la insondabilità del mistero dell'altro. Queste percezioni alimentano una umiltà che non fiacca minimamente l'entusiasmo, che non mette minimamente in questione la passione, ma che rende tale entusiasmo e tale passione vera proposta e non tentativo di accattivarsi l'altro" (da Il rischio educativo, 1995).

Questo oggi bisogna riscoprire come dinamica dell'esperienza cristiana, il fatto che un educatore è tale se punta tutto sulla libertà dell'altro, se è certo che solo una verifica nell'esperienza può convincere della bontà della sua proposta, che ha bisogno della libertà di chi educa come Dio ha bisogno degli uomini.

Qui sta il fascino cui ci chiama Papa Bergoglio, il fascino di avvertire che Cristo è ciò di cui ha bisogno questa generazione che cambia.

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