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SPATUZZA CHIEDE PERDONO/ Un "abisso" ancor più grande di 40 omicidi

Pubblicazione:mercoledì 1 ottobre 2014

Gaspare Spatuzza (Immagine d'archivio) Gaspare Spatuzza (Immagine d'archivio)

Non è così che funziona. Il perdono si ha per dono, ha a che fare con un regalo assoluto, un abisso di bene ancora più profondo dell'abisso di male in cui un inveterato assassino può cacciarsi. Ed è anche, sì, un lungo processo, per cui tutta la vita rimanente può non bastare. Perché il perdono non è un colpo di spugna, ma una trasformazione: il male tramutato, magari addirittura trasfigurato, in bene. 

Troppe volte la cronaca ci porta la notizia di richieste di perdono di assassini, fatte con eccessiva leggerezza. Persino la domanda di eventuale perdono rivolta da certi giornalisti in certi servizi televisivi ai parenti di vittime di omicidi risulta irritante. Nel perdono ciò che è accaduto di malvagio, guasto, distruttivo ad un certo punto diventa incredibilmente buono, sano, costruttivo.  Cosa e quanto occorre per questo? Non lo sappiamo. Ma forse la domanda vera è: chi occorre per questo?



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COMMENTI
01/10/2014 - A chi? (luisella martin)

Questo breve articolo ha un grande pregio: non é conformista! Chi sa di aver sbagliato ha pudore nel dichiararlo (Spatuzza che parla a voce bassa...), ma sapere di aver sbagliato non conduce necessariamente a pentirsi e pentirsi non vuol dire necessariamente chiedere perdono ad altri, alle vittime, per esempio. Per-dono dice nel nome Chi é colui che ci può perdonare, se sinceramente abbiamo capito la natura e la gravità del nostro peccato; ma capire ciò é il punto di partenza della nostra conversione continua e non é facile arrivarci! Senza volerlo stiamo sempre dentro gli spogliatoi dello stadio a prepararci per la gara e non raggiungiamo mai la postazione di partenza.