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BIMBO VISSUTO 4 ORE/ Shane, chi non vuole una vita così?

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Domando a chi ha scritto quei commenti su Facebook: chi deve morire non può vivere? Non può vivere felice? Cos'ha Shane in comune con noi? La sua morte. Moriremo come lui. E, se saremo stati amati, anche se avremo novant'anni ci sembrerà di aver vissuto tre ore. Se sei stato amato, sei felice, e quindi la vita ti sembra sempre troppo corta. Forse la vicenda di Shane ci fa capire che il problema del fine vita è un problema dell'inizio vita. Perché la vita la dobbiamo guardare non solo dalla fine ma anche dall'inizio, cioè dal cuore. Perché le vite iniziano dal cuore. Prima che concepiti, siamo desiderati. E l'impronta di quei desideri ci rimane addosso, ci rimane dentro. Come un Dna dell'anima che ci segna, ci identifica.

E allora per mantenere in vita una vita, una persona, bisogna amarla, e si ama nel cuore. Non per nulla il bambino si forma e cresce sotto il cuore della mamma, intendo proprio quello del torace. È sotto il miocardio che arriva il bambino. Sotto la cassa toracica, dove respira la mamma, dove pompa sangue la mamma. Partiamo da dove siamo iniziati per capire che senso ha dove finiamo. E finché qualcuno ti porta nel cuore e continua a pomparti sangue, aria, amore e vita, tu vivi. E se muori, muori pieno di vita.

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COMMENTI
11/10/2014 - carpe diem (Paola Baratta)

Suggere la vita fino al midollo: questo era il significato vero del detto latino "carpe diem": afferra il giorno. Ogni giorno. Come se fosse l'ultimo. Deve aver pensato e vissuto così questa mamma che ha carpito, rapito alla morte e soprattutto al non senso tutti i 9 mesi e le 4 ore di vita del suo bambino. non si è chiesta perchè un bambino - anzi no, il SUO bambino - abbia dovuto nascere senza cervello. Un perchè non c'è. ha soltanto vissuto. Con il suo bambino. Per tutto il tempo possibile. Riempiendo d'amore tutto il possibile. Che l'amore unisce tutto semplicemente. Nella trasparenza. Certo, non sfugge che quando le disabilità invece sono compatibili con una vita più o meno lunga, il vivere giorno per giorno dovrebbe essere accompagnato, sollevato, protetto, custodito come è stato per questo bimbo per 4 ore. Che il dolore trova pace solo nell'amore, nella solidarietà, nel viverlo insieme. E di questo si deve fare carico la società tutta. chiesa, politica, ognuno di noi. il nostro cuore. Importantissimo, anche per questo, dare un none a questo bambino: Shane. Per non dimenticare. Per non lasciare nell'anonimato una vita che nasce, una vita che nel suo rapido tramonto ci insegna molto sull'amore, sul tempo del quotidiano e sull'eternità. Un articolo meraviglioso.

RISPOSTA:

Grazie Paola. (Anche se un po' in ritardo). ML