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BIMBO VISSUTO 4 ORE/ Shane, chi non vuole una vita così?

Shane Michael Haley era affetto da anencefalia. Quando è nato è vissuto solo 4 ore. Ma i genitori, pur sapendo che non sarebbe vissuto a lungo, gli hanno dato tutto. MAURO LEONARDI

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

"Noi non siamo fatti per la morte; anche Brittany, dentro la sua decisione durissima, scomoda, lo sa: ha bisogno di sapere che chi ama la tiene per mano quando scivolerà nell'ignoto. Il terrore non è il dolore, ma il ladro nella notte, la nera solitudine".

Così diceva l'articolo di ieri sulla giovane donna che il prossimo 1° novembre vuole morire felice per non vivere soffrendo. Gioco di parole da brividi che mi torna in mente oggi con la storia di chi, invece che fermare la vita che sta per finire, ha deciso di aggiungerle vita. Come intensità, come amore. Alla vita del figlio non poteva aggiungere neanche un minuto e allora ha deciso di aggiungere ai minuti tutta la vita. Di farli scoppiare di vita, quei minuti. E ci è riuscita. Come ha fatto? Si fa che gli dai un nome. "Gli dia un nome signora. Come voleva chiamarlo? Shane? Ecco. Allora lo chiami così. Lo chiami. Gli parli". Chi lo ha detto che il dolore va metabolizzato? Il lutto superato? I traumi rimossi?

La vita è fatta di giorni. È tessuta di tempo, nel tempo. E il tempo contiene tutto. I nostri dolori vanno vissuti perché sono nostri. Non sono belli ma sono nostri. Il dolore di un figlio che morirà dopo poche ore dalla nascita va vissuto. Va chiamato. Gli va preparata una cameretta nel proprio cuore cioè nella propria vita. Perché lì è stato concepito, nella vita, e lì deve vivere, anche se muore.

Sei tu il mio sogno. Ora io ti vivo così come sei. E ti faccio vedere la vita. Pensavo ti avrei portato allo zoo e, in braccio, ti avrei indicato l'elefante: ok, lo facciamo con te nella pancia. Dovrò solo raccontartelo e prestarti i miei occhi. La vita se non la vedi, la senti. "È vissuto meno di quattro ore ma ha realizzato tutti i suoi desideri".

Se la vita la consideri dall'amore che la riempie, se il sogno di ogni genitore è che il figlio realizzi i propri sogni, allora Shane è un bambino fortunato e quella famiglia è una famiglia felice. Perché la vita è vivere vivere vivere vivere. E loro hanno fatto questo, hanno vissuto. "Shane ha vissuto la sua intera vita tra le braccia di persone che lo hanno amato incondizionatamente. Non si può chiedere una vita più bella". Così hanno scritto i genitori di Shane su Facebook. Leggo e mi commuovo. Chi non vuole una vita così? Chi non la desidera per chi ama? Eppure leggo sul social tanti commenti negativi e non li capisco. Molti sono scandalizzati e anche inorriditi, e io non capisco. 


COMMENTI
11/10/2014 - carpe diem (Paola Baratta)

Suggere la vita fino al midollo: questo era il significato vero del detto latino "carpe diem": afferra il giorno. Ogni giorno. Come se fosse l'ultimo. Deve aver pensato e vissuto così questa mamma che ha carpito, rapito alla morte e soprattutto al non senso tutti i 9 mesi e le 4 ore di vita del suo bambino. non si è chiesta perchè un bambino - anzi no, il SUO bambino - abbia dovuto nascere senza cervello. Un perchè non c'è. ha soltanto vissuto. Con il suo bambino. Per tutto il tempo possibile. Riempiendo d'amore tutto il possibile. Che l'amore unisce tutto semplicemente. Nella trasparenza. Certo, non sfugge che quando le disabilità invece sono compatibili con una vita più o meno lunga, il vivere giorno per giorno dovrebbe essere accompagnato, sollevato, protetto, custodito come è stato per questo bimbo per 4 ore. Che il dolore trova pace solo nell'amore, nella solidarietà, nel viverlo insieme. E di questo si deve fare carico la società tutta. chiesa, politica, ognuno di noi. il nostro cuore. Importantissimo, anche per questo, dare un none a questo bambino: Shane. Per non dimenticare. Per non lasciare nell'anonimato una vita che nasce, una vita che nel suo rapido tramonto ci insegna molto sull'amore, sul tempo del quotidiano e sull'eternità. Un articolo meraviglioso.

RISPOSTA:

Grazie Paola. (Anche se un po' in ritardo). ML