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Cronaca

MALTEMPO GENOVA/ C'è una pietà più grande di tutto questo fango e dolore

Ancora una volta il  maltempo a Genova provoca  una disastrosa alluvione, c'è stato anche un morto. Perché il capoluogo ligure è sempre vittima di questi episodi? PAOLO VITES

Alluvione a Genova (Infophoto)Alluvione a Genova (Infophoto)

Maltempo a Genova. Poi ci saranno gli angeli del fango e poi gli artisti e i cantanti che faranno spettacoli per raccogliere soldi. E i genovesi che, si sa, hanno il cuore grande, e poi Genova è la Superba e non si piega mai. E poi i commercianti ripartiranno da soli come hanno fatto un milione di volte in questi decenni, e poi queste tragedie uniscono i cittadini. Intanto c'è un morto. Tre anni fa ci furono sei morti. Poco vicino a Genova, nelle Cinque Terre, una settimana prima i morti erano stati tredici. Nel 1970 i morti a Genova per alluvione erano stati 44. Le zone, sempre quelle, comprese tra i torrenti Bisagno e Fereggiano, i quartieri quelli di Quezzi, Foce, Molassana, San Fruttuoso, Marassi, Brignole, Sestri Ponente e Voltri. Il periodo dell'anno pure, dai primi di ottobre alla metà di novembre all'incirca. Contando anche le vittime di alluvioni precedenti quella del '70 e altre "minori", si arriva dal dopoguerra a oggi a un centinaio di morti. Una strage con il contagocce.

Su internet, nelle ore immediatamente successive a questa ultima alluvione, è apparsa una foto, quella del torrente Fereggiano scattata un giorno prima. Il letto del torrente, che scorre come tutti gli altri tra case abitate, è invaso da alberi e piantagione selvaggia, cespugli, spazzatura e poca, pochissima acqua. Qualche ora dopo questo stesso letto sarebbe stato invaso da acque violente e impazzite che davanti a questi ostacoli sarebbero uscite allagando ogni cosa intorno. Come tre anni fa, quando proprio lungo il Fereggiano si contarono i morti, annegati come topi.

Non stupisce che la gente di questa zona, il giorno dopo, quando sono arrivati alcuni vigili urbani e i tecnici della protezione civile, li abbia assaliti e aggrediti insultandoli. Tre anni dopo quel torrente maledetto era ancora in quelle condizioni. 44 anni dopo la devastazione del 1970 Genova era di nuovo in ginocchio nel fango a piangere un nuovo morto, un infermiere di 57 anni, annegato in un sottovaso mentre tornava a casa. Anche l'auto blindata del cardinale di Genova ha espresso il suo malumore per quanto accadeva: spinta dalle acque furiose, è andata a sbattere contro le mura della questura aprendoci dentro un varco. Forse c'era dentro un autista invisibile, molto arrabbiato anche lui.

Perché questa storia si ripete?

Si possono fare tutte le polemiche che si vogliono, le colpe delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali sono tantissime, da quella che governava Genova nel 1970 a quella attuale. C'è del sangue che scorre per i palazzi comunali della Superba, e non verrà lavato da nessuna prossima alluvione. C'è da dire che appare strano che un sindaco eletto proprio per cancellare l'amministrazione in carica durante l'alluvione del 2011 e che ebbe colpe gravissime nel sottovalutare il disastro, in questi tre anni non abbia fatto niente per migliorare la situazione: o è scemo, perché adesso nessuno la prossima volta lo voterà più e un sindaco queste cose le sa o le dovrebbe sapere, o c'è dell'altro. Poteri che si incrociano e si annullano e causano danni in una Italia in perenne emergenza ambientale, morale e politica.