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ANGELO SCOLA/ Negare la comunione ai divorziati non è una punizione. Lo dice a Repubblica

Pubblicazione:domenica 12 ottobre 2014

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ANGELO SCOLA, IL SINODO E LA COMUNIONE PER I DIVORZIATI - Coloro che hanno contratto un nuovo matrimonio si trovano in una condizione "che oggettivamente non consente l'accesso alla comunione sacramentale". Lo ha detto l'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, in un'intervista rilasciata a La Repubblica. Lungi però dall'essere una punizione, ma è anzi "l'invito ad un cammino": queste persone sono infatti "dentro la Chiesa, partecipano attivamente alla vita della comunità. Si potranno rivedere talune esclusioni: per esempio la loro partecipazione al consiglio pastorale o la possibilità di insegnare in una cattolica". Nonostante ciò, Scola ribadisce di non trovare ancora una risposta "alla possibilità che accedano alla comunione sacramentale senza colpire nei fatti l'indissolubilità del matrimonio". Insomma, l'indissolubilità "o entra nel concreto della vita o è un'idea platonica". Per quanto riguarda invece le unioni tra coppie omosessuali, "le parole indicano le cose – ha precisato l’arcivescovo di Milano - Non è giusto suscitare, direttamente o indirettamente, confusione su una cosa decisiva come la famiglia". Questa parola, infatti, insieme alla parola "matrimonio", va riservata all'unione stabile, "aperta alla vita tra l'uomo e la donna", mentre per il duo o coppia omosessuale "si dovrà trovare un altro vocabolo". Anche la questione della filiazione, soprattutto con la surrogazione di maternità, secondo Scola "apre un problema molto grave. Si rischia di mettere al mondo figli orfani di genitori viventi". Infine un commento sul Sinodo straordinario sulla famiglia attualmente in corso, durante il quale "la cattolicità della Chiesa è palpabile ed è uno spettacolo. Inoltre – ha concluso Scola - la prassi introdotta nel 2005 da Benedetto XVI di lasciare a fine giornata un'ora di confronto libero è andata maturando. Ognuno ha la possibilità di riprendere l'intervento di un altro. È davvero una crescita nell'esercizio della collegialità".



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