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IL FATTO/ Se la città dei Blues Brothers si ispira a Padova per "salvare" i carcerati

Pubblicazione:domenica 12 ottobre 2014

La Downtown di Chicago (foto Boscoletto) La Downtown di Chicago (foto Boscoletto)

I momenti più belli sono stati due, il primo l’incontro con una ventina di detenuti coinvolti in questo progetto e il secondo l’incontro con lo Sceriffo. Bello, emozionante. Commovente incontrare i detenuti. Ho trattenuto a stento le lacrime. Quelle persone avevano lo stesso volto che ho visto nei nostri detenuti di Padova o del Brasile o del Portogallo. Quando guardi e tratti l’altro prima di tutto come uomo, per il valore che ogni persona è, esce il desiderio buono, la parte buona che è presente assolutamente in tutti e quello che vedi è uno spettacolo. In tutto il mondo l’uomo non è il suo errore, è molto ma molto di più. Quello con lo sceriffo Dart invece – l’autorità massima del carcere – è stato l’incontro con un uomo ricco di umanità e tanta voglia di fare, capace di coniugare l’attività di tutore dell’ordine con l’attenzione alle persone più deboli. Ma il sistema carcere negli Usa com’è?

Se il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni (come diceva Dostoevskij), i numeri dell’America sollevano molti dubbi. Con meno del 5% della popolazione mondiale, gli USA hanno circa il 25% della popolazione carceraria mondiale. Tre milioni di detenuti, 600mila minori, molti sotto i 14 anni, migliaia di minori con l’ergastolo. Che paese può essere un paese che produce un tale risultato? È come se oggi in Italia invece di avere 54mila detenuti ne avessimo 600mila. Poi uno si chiede come sono trattati i detenuti. Per visitare tutte le carceri dell’America non basterebbe una vita, quello che si sa tra conoscenze indirette e dirette è che il peggior carcere del mondo si trova in America, che il tasso di recidiva è pressoché totale, che le persone innocenti che finiscono in carcere sono oltre la media di altri paesi. Aggiungo che quello che mangiano non si sa cosa sia. Quando va bene spendono 1,60 euro al giorno per colazione, pranzo e cena.

I pochi detenuti che lavorano, chiaramente solo per lavori domestici, prendono 1-2 dollari al giorno per lavori di pulizie o cucina, si arriva a 5 dollari al giorno per chi lavora in lavanderia. Chiedo come mai la lavanderia così tanto. Mi rispondono che in lavanderia mettono i militari reduci dalle guerre che poi commettono reati, è una forma di riconoscimento. Dimenticavo: i detenuti non di colore hanno la stessa percentuale degli albini tra la popolazione. Stessa cosa tra gli agenti di polizia. Il personale: in tutta l’America i dipendenti che seguono le carceri sono circa un milione, la fanno da padrone gli agenti (75/80%), il settore in assoluto più sindacalizzato anche in America. A scuola può andare solo chi ha meno di 21 anni, in compenso sono moltissime le attività proposte: scacchi, carte, chitarra e la presenza delle più diverse confessioni religiose. Dimenticavo. La visita dei famigliari ai detenuti: 15 minuti alla settimana.

Ci si può chiedere quanto costa un detenuto al giorno negli States. Come in ogni parte del mondo, in America ancora di più, le carceri sono un business. Negli Usa come in Italia si gioca sui dati cercando non di dire bugie, ma certo di non dire mai tutta la verità. Il detenuto medio rinchiuso nelle carceri delle Contee (esistono poi altri due livelli) costa per difetto circa 140 dollari. Alcune categorie di detenuti poi costano meno alla collettività, ci sono situazioni di sfruttamento totale del lavoro come ai tempi degli schiavi, dove il detenuto percepisce, o almeno percepiva, un centesimo al giorno, altre costano di più, ad esempio nel caso dei minori, o dei malati psichiatrici. Da stato a stato la situazione varia molto.


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