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IL FATTO/ Se la città dei Blues Brothers si ispira a Padova per "salvare" i carcerati

La Downtown di Chicago (foto Boscoletto) La Downtown di Chicago (foto Boscoletto)

Ma come fa lo stato a sostenere questi costi? Una domanda che ho posto a varie autorità. Unica la risposta: non ce la fanno più, è un problema gravissimo e non più rinviabile. Lo stato dell’Illinois è in grave crisi finanziaria come molti altri stati dell’Unione e l’America continua a stampare soldi: viva la concorrenza leale! Per non parlare del costo della manodopera: un operaio comune costa all’azienda tra i 6 e i 7 dollari all’ora. I costi della giustizia e del sistema penitenziario in particolare sono comunque troppo pesanti ed incidono sul Pil federale in maniera gravissima. La visita italiana cadeva in un momento particolare. Credo sia giusto parlare di “visita italiana” perché al di là della nostra esperienza padovana si percepisce un’attenzione sempre maggiore al modello europeo ed in particolare italiano. La mia visita infatti era accompagnata da una lettera del Ministro Orlando per mano del suo consulente personale Mauro Palma, esperto a livello internazionale del sistema carcere, attualmente presidente del Comitato Europeo per la Prevenzione e della Tortura.

Moltissime le domande sul nostro modello penitenziario nazionale, in particolare sul valore del lavoro come elemento principale del trattamento per il recupero e l’abbattimento della recidiva. Quasi un “arrivano i nostri” al contrario… E in effetti abbiamo tante cose da imparare dall’America, gli Stati Uniti sono campioni in tantissimi campi ma non sicuramente per la concezione di uomo, di comunità, di dignità, di democrazia, di uguaglianza sociale. L’Italia non ha niente da “importare” di tutto ciò. Potremmo diventare anzi un grande “esportatore” di vera civiltà. Questo il settore più importante da far ripartire prima possibile. In sintesi, da questa esperienza, mi porto a casa tante cose! Chicago è bellissima, pulita, tenuta bene. Anche se il comune ha pochi soldi in cassa, non fa mancare i servizi ai cittadini. Per deformazione professionale mi ha colpito il verde pubblico tenuto perfettamente (altro che i nostri parchi). Ma torno a casa soprattutto contento e commosso all’idea che in un carcere, in una sezione di 1500 detenuti, venti detenuti stiano vivendo una speranza nuova. Mi è più chiaro poi che in tutto il mondo le cose possono andare meglio solo quando vi siano persone che vivono con umanità, passione e responsabilità la propria condizione. E di persone così, come lo sceriffo Tom, ce ne sono in tutto il mondo.

Dimenticavo: ritorno in Italia fierissimo di essere italiano. Cosa succederà ora? Ci siamo lasciati con tre punti di lavoro. Il primo è allargare il numero di persone che aiutano il programma di recupero in carcere a Chicago: nelle prossime settimane si aggiungeranno quattro operatori.