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IL FATTO/ Se la città dei Blues Brothers si ispira a Padova per "salvare" i carcerati

Pubblicazione:domenica 12 ottobre 2014

La Downtown di Chicago (foto Boscoletto) La Downtown di Chicago (foto Boscoletto)

All’inizio del 2014 era stato lui, il ristoratore italoamericano Bruno Abate, a visitare il carcere di Padova. Ora per noi era giunto il momento di restituire la visita. Ma per chiarire questa inedita amicizia tra Padova e Chicago occorre una breve premessa. Risale a tre anni fa il progetto di scuola di cucina e inserimento lavorativo nel carcere di Chicago, quel carcere della Contea di Cook famoso per aver ospitato un film cult come I Blues Brothers. Il progetto, che ha avuto una accelerata negli ultimi sei mesi grazie alla determinazione di Bruno e dello Sceriffo Tom Dart, si ispira a un modello italiano. Fin dall’inizio Bruno infatti era stato colpito dal forte accento sull’inserimento lavorativo dei detenuti proprio della cooperazione italiana. In particolare, per quanto riguarda la cucina, il suo modello era il carcere di Padova.

In questi anni molte delegazioni estere hanno visitato con interesse i nostri laboratori del carcere. Paesi latinoamericani, varie delegazioni europee… In Brasile, dopo poco più di due anni di scambi attraverso il progetto Eurosocial e la ong Avsi, il governo federale ha dichiarato che la politica pubblica si deve ispirare al sistema di recupero attraverso il lavoro sul modello della cooperazione italiana e specificamente sull’esempio del carcere di Padova. E ora, è il turno niente di meno che dell’America del Nord. Questo pensavo in aereo, mentre sorvolavo l’oceano. E devo dire che il sistema penitenziario americano visto da vicino è stato per me una grandissima occasione di ampliare un’esperienza lunga venticinque anni. Una grande esperienza professionale e umana. Non può essere che così, quando hai a che fare con la periferia delle periferie. Quali sono stati i momenti salienti della settimana?

Anzitutto gli appuntamenti istituzionali: l’incontro con il console italiano a Chicago Adriano Monti, con lo sceriffo Tom Dart, poi con il vicesindaco Steve Koch. E poi il carcere, naturalmente, il pranzo preparato dai detenuti, la visita ad una parte dell’istituto dove sono rinchiusi 1500 detenuti. Una parte, perché l’intero carcere ospita diecimila carcerati di cui tremila con problemi psichiatrici gravi. E poi tanti altri incontri con agenti, direttori, operatori volontari, tra i quali il primario di una delle strutture sanitarie più prestigiose di Chicago, guarda caso italiano. Tanti altri gli incontri, naturalmente. La domenica, a messa. Ho avuto un’accoglienza bellissima dalla piccola comunità di Comunione e Liberazione di Chicago. E poi anche un pizzico di turismo, culturale e no: un fenomenale concerto della Chicago Symphony Orchestra con Riccardo Muti nel Jay Pritzker Pavillion nel Millenium Park, il Field Museum of Natural History (quello del film Una notte al museo), lo splendido Art Institute (la seconda pinacoteca più grande degli Usa), i luoghi dei mitici Blues Brothers.


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