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ALLUVIONE GENOVA/ Andrea: noi, giovani "smidollati", abbiamo salvato la città

Come in un film già visto, a Genova si è ripetuto il dramma di tre anni fa. Intere zone in ginocchio, gente che ha perso tutto. Il racconto di un giovane volontario, ANDREA FREGA

Giovani volontari a Genova (foto Andrea Frega) Giovani volontari a Genova (foto Andrea Frega)

GENOVA — Per la seconda volta in tre anni l'alluvione ha colpito Genova, ed ha colpito le stesse zone che colpisce da sempre. La sera dell'alluvione, giovedì, eravamo a cena fuori con alcuni amici. Ci siamo resi conto che la pioggia era diventata troppa e quindi abbiamo provato a gestire il ritorno a casa in modo che non fosse rischioso per nessuno.

Alcuni di noi, usciti dal locale per tempo, sono andati verso casa con i propri mezzi o con l'autobus. Ci è stato subito evidente che eravamo abbandonati al nostro destino: uno di noi era sull'autobus e doveva passare a Brignole, seconda stazione di Genova in pieno centro, ma nessuno ha fermato l'autobus che si è trovato sommerso dall'acqua tanto che per non nuotarci all'interno i passeggeri si sono dovuti mettere con i piedi sulla parte alta dello schienale dei sedili. Un'altra amica abita sopra il torrente Fereggiano, che ha provocato vittime durante la scorsa alluvione e che è esondato anche stavolta. È rientrata a casa e nessuno l'ha fermata, il fiume stava già uscendo dagli argini ed è passata per miracolo.

Insomma, il primo segnale e sentimento palpabile tra la gente di Genova è stato quello di esser stati abbandonati, di non esser tutelati, di non essere aiutati. Perché le autorità non possono fermare un evento naturale, ma devono far sì che la popolazione sia avvisata per tempo su possibili pericoli.

Appena capito quello che stava succedendo abbiamo creato un gruppo su WhatsApp e ci siamo detti che il giorno dopo l'unica cosa da fare era scendere in strada ad aiutare. Alcuni venivano dall'esperienza bellissima di tre anni fa, altri li abbiamo invitati ad aggregarsi. Quindi venerdì pomeriggio, sotto indicazione di un amico negoziante conosciuto durante la scorsa alluvione, siamo andati a sgombrare dal fango una piazzetta. Come noi altre migliaia di ragazzi hanno avuto lo stesso desiderio, quello di fare del bene, di rendersi utili. Le facce delle suore di Sant'Agata, che avevamo aiutato tre anni fa e che hanno riperso tutto, vedere come ci ringraziavano e come erano stupite di noi dà significato anche ad una sventura così.

Il giorno dopo abbiamo sparso la voce e ci siamo ritrovati di primo mattino, eravamo tanti di tutte le età e di tutti i tipi. Liceali minorenni, universitari, giovani lavoratori, ingegneri disoccupati, lavoratori di lungo corso. Da Genova, ma anche da Rapallo e Chiavari il voler fare del bene è contagioso. Siamo andati a Borgo Incrociati, dove si è registrata la vittima. Un borgo pieno di artigiani, commercianti, cantine, che è stato sommerso da due metri e mezzo di acqua e fango. Una scena davvero incredibile, considerando che sono zone frequentatissime, vicine allo stadio per intenderci.