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CASO FARINA/ Perché chiudere nella Cayenna dei reprobi chi ha già scontato la sua pena?

Pubblicazione:mercoledì 15 ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento:venerdì 19 dicembre 2014, 16.32

Renato Farina (Infophoto) Renato Farina (Infophoto)

Nel frattempo i presunti autori del sequestro, che Farina avrebbe favorito, sono stati prosciolti da ogni accusa. Inoltre il direttore dell'intelligence italiana, al tempo delle condanne di Farina, il generale Nicolò Pollari, ribalta con dichiarazione giurata come falsità e calunnie quelle accuse, sostiene che Farina ha agito per ragioni umanitarie, su diretto invito del governo, senza alcun compenso per sé, con il risultato di aver salvato vite di ostaggi.

Insomma, una volta riammesso, sia pure con qualche mugugno, tutto pareva rientrato nei canoni della serenità.  

Improvvisamente a freddo, in Consiglio nazionale dei giornalisti, alcuni delegati dichiarano di non poter stare nello stesso Ordine dove c'è "uno spione", chiedono dunque a gran voce di sbatterlo fuori. Gli ordini regionali di Lazio, Campania, Puglia, Emilia-Romagna si uniscono nel chiederne la cacciata.

Ora l'articolo di Sansonetti, così duro, avverte che si sta praticando, nell'omertà generale, un linciaggio morale.

Nel nostro piccolo, siamo solidali con l'amico Renato. Ed anche se non lo conoscessimo, saremmo senza se e senza ma, per il rispetto della legge. Chi ha scontato una pena, giusta o ingiusta che sia, non può essere segregato nella Cayenna dei reprobi.



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