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Cronaca

SINODO FAMIGLIA/ Se i cattolici "giusti" hanno il complesso del figlio maggiore

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C'è chi non si è riconosciuto nel riassunto fornito o chi ha visto troppe ombre sul matrimonio sacramentale e troppi slanci verso quelle forme di vita a due "imperfette" che hanno finito per monopolizzare dibattito e attenzione mediatica. Certo confesso che anche a me infastidisce sentire parlare di "imperfezione" a proposito di unioni (divorziati/risposati, convivenze, unioni gay) che il mio vecchio parroco chiamerebbe "stati di peccato". E anche la questione della gradualità va capita e metabolizzata bene (non è che il sacramento si prende a piccole dosi, o c'è o non c'è). E forse un po' di chiarezza, al di là del necessario dosaggio di Misericordia e simpatia umana, non guasterebbe, senza strizzare troppo l'occhio a certe cordate mediatiche campioni del politicamente corretto. 

Ma mi infastidisce altrettanto la difesa d'ufficio della Dottrina che sembra nascondere un "complesso da figlio maggiore" grande quanto una casa. C'è chi si lamenta perché sono state dimenticate le coppie normali, quelle che non hanno fatto del patologico il loro tratto distintivo. Insomma quelli fedeli e bravi, che si sono sposati con il velo bianco in Chiesa, hanno fatto i figli al momento giusto, si sono tenuti per mano, magari con le catene ai piedi anche durante i periodi tosti, non sbandierando magagne e resistendo alle tentazioni. Che per due che fanno famiglia possono essere varie: dalla collega d'ufficio all'ex fidanzato, dall'uxoricidio all'infanticidio, dall'adolescenza di ritorno alla voglia di scappare con la cassa dell'azienda alle Maldive. E mille altre fantasiose variazioni. C'è insomma chi oggi bussa alla spalla del Padre (in questo caso i padri) per dire: "e io? A che mi è servito ammazzarmi di fatica e stringere i denti se poi arriva il figliol prodigo e si becca tutto?" (che nel caso specifico significa anche attenzione, preoccupazione, amore oltre alla particola consacrata della comunione). 

Il figlio maggiore, si sa, è il più insopportabile dei personaggi evangelici, eppure è quello con cui noi ci indentifichiamo di più. In questo caso una fetta intera della Chiesa potrebbe tranquillamente mettersi nei suoi panni. Non so se è giusto o no. Non mi sento neanche di biasimarla, la fetta di chiesa. Il risentimento nasce dalla constatazione che il peccatore è sempre più affascinante di chi non deraglia, ingabbiato in un percorso di grigia obbedienza. Ma forse può essere utile ciò che mi ha detto un buon frate spiegandomi questa parabola (indigeribile per chi misura tutto secondo la logica umana). Il figlio maggiore ha una sola colpa: non essersi reso conto che tutto ciò che il Padre dona al figlio reietto, lui ce l'aveva già. In pratica il vitello grasso era a sua disposizione, ha sbagliato a non mangiarlo.

Attenzione, se ci immusoniamo perdiamo la bellezza e la gioia di vivere con il Padre, noi che non siamo passati per la sofferenza della lontananza. I tanti coniugati santamente possono accostarsi alla comunione se non come e quando vogliono, senz'altro più facilmente. E non è poco. 

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COMMENTI
15/10/2014 - Figliol prodigo (Paolo Percuoco)

Grazie Giacomo per il Suo chiarimento. Non ho le competenze teologiche per entrare in discussione su “pentimento perfetto e imperfetto”. Certo è che il figliol prodigo quanto torna a casa non dice “torno a casa perché ero in rovina”, ma testualmente « Padre ho peccato contro Dio e contro di te, non merito di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi servi». Forse assomiglia di più ad un pentimento perfetto. Concordo con Lei che è doveroso accogliere il prossimo con l’amore di Dio, ed aggiungo anche che siamo tutti peccatori bisognosi di misericordia. Il rischio che si corre è che situazioni di peccato vengano fatte passare come situazioni non di peccato, e viene quindi meno la distinzione tra il bene ed il male. A chi vive coscientemente in situazioni di peccato, e pretende di non essere in peccato (vuole quindi essere lui il metro di giudizio tra il bene ed il male), credo che vada amorevolmente spiegato che è in peccato, e che il Padre è pronto ad abbracciarlo. Come il padre della parabola, che si sente dire “Padre ho peccato contro Dio e contro di te…”. Saluti

 
15/10/2014 - L'abbiamo capito veramente il Vangelo? (Bianchi Giacomo)

Sig. Paolo, basta leggere il Vangelo perché emerga con chiarezza che il figlio minore non torna perché è pentito di avere offeso il padre, ma perché ha fame! E' disgustato da quello che ha fatto, non ha riempito la sete del suo cuore, e pensa a quando stava bene invece col padre. Il suo rammarico non è certo quello di avere offeso un padre buono (quello si chiama pentimento perfetto), ma è dispiacere per quello che ha fatto perché lo ha portato alla rovina (pentimento imperfetto). Il pentimento perfetto si ottiene per grazia, normalmente durante il sacramento della confessione, è una cosa soprannaturale. Quello imperfetto è facile invece, dettato dall'amor proprio. La parabola ci dice che basta il pentimento imperfetto perché Dio ci accolga, è la condizione non imposta da Lui ma perché noi ci rendiamo conto della sua presenza. L'abbraccio misericordioso del Padre farà scaturire quello perfetto. Se alcuni vivono situazioni di peccato, credendo che sono invece buone, secondo lei, se queste cose sono oggettivamente e veramente peccato, non avvertiranno forse queste persone dentro di loro il dispiacere intimo che magari non dicono a nessuno, ma che si chiama pentimento imperfetto? Come potrà mai il pentimento imperfetto diventare perfetto se non si accolgono queste persone con l'amore di Dio? Francesco sta cercando di farci capire che Dio non chiede proprio un bel nulla! Dio ama il peccatore così per come è! Aveva forse l'adultera chiesto perdono per quello che ha fatto?

 
15/10/2014 - Tutti figli del Padre? (claudia mazzola)

Mi chiedo cosa avrebbe fatto Gesù davanti ad un omosessuale dichiarato. Forse è quello che si stanno domandando al Sinodo?

 
15/10/2014 - Il figliol prodigo e la Samaritana (Paolo Percuoco)

Gentile Sig.ra Caricato, concordo che la parabola del figliol prodigo è uno dei passi più difficili del vangelo, ma non credo che sia questo il caso in questione. Il figliol prodigo, trovatosi a non poter nemmeno mangiare quanto dati ai porci, si ravvede, si pente, si rende conto che i salariati di suo padre hanno una vita migliore, e con la cenere sul capo torna dal padre chiedendo perdono e offrendosi di lavorare al suo servizio. Nel caso citato dal suo articolo non c’è nessun pentimento, sembra quasi che il comportamento che genera uno “stato di peccato” (come lo definisce Lei) venga approvato ed accettato.Mi permetta un’ulteriore citazione evangelica: alla Samaritana che Gesù incontra al pozzo, dopo averle elencato i peccati fatti (hai avuto 5 mariti e quello che vive con te ora non è tuo marito), le viene detto: “la tua fede ti ha salvato, va E NON PECCARE PIU’”. Non le si dice va e continua a vivere nel peccato. La differenza non è cosa da poco... Cordialmente

 
15/10/2014 - il fratello minore... (1565 malta)

può essere che qualcuno sbagliando faccia il fratello maggiore ma a me sembra più questo il caso: che il fratello minore tornato, dica al maggiore che non c'è stato errore nel dissipare l'eredità del padre.