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LEGGE DI STABILITA’ 2015/ Tagli alla scuola, l'insegnante: un bollettino di guerra

Pubblicazione:sabato 18 ottobre 2014

(Infophoto) (Infophoto)

Carissimi amici del Sussidiario,

vorrei suggerire di considerare la situazione che si sta creando nella scuola con la legge di stabilità. E per questo consiglierei di dare uno sguardo semplicemente alle voci che caratterizzano gli impegni di tale legge. Questo è ciò che secondo il legislatore dovrebbe creare stabilità: Tagli all'organico del Ministero, Tagli all'indennità di servizio all'estero del personale docente, abrogazione degli esoneri e dei semiesoneri per i collaboratori del Dirigente scolastico, tagli al personale comandato della scuola, divieto di conferire supplenze ai collaboratori scolastici se non dopo 7 giorni di assenza, tagli all'organico ATA, taglio supplenze dei docenti, taglio commissioni esami di maturità con commissari tutti interni e senza retribuzione, blocco del contratto fino al 31 dicembre 2015, eliminazione del coordinatore provinciale pratica sportiva, taglio degli stanziamenti alla scuola paritaria. Più che una legge di stabilità è un bollettino di guerra! Due sole voci positive in questo campo di battaglia segnato da un bombardamento a tappeto: 10 milioni di euro per la Digitalizzazione delle segreterie scolastiche, 4 miliardi per 149 mila immissioni in ruolo e scuola-lavoro. Questa è la realtà della BUONA SCUOLA, una potatura senza freno alcuno con due soli sfoghi, la modernizzazione delle segreterie e la realizzazione della promessa di Renzi di assumere 150.000 nuovi insegnanti. Mi spiace, ma la promessa che Renzi ci ha fatto di cambiare la scuola, di consegnarla a famiglie, studenti, insegnanti sta pian piano sfumando allontanandosi dalla realtà, che è presto detto si riduce ad essere un puro far tornare i conti della scuola dentro la crisi. Non vi è nessun impulso riformistico nella legge di stabilità, perché stabilità non è avviare un percorso nuovo di insegnamento, non è ricostituire la scuola intorno ad autonomia e libertà, stabilità è far tornare i conti, per cui in un momento di crisi si deve tagliare. È questa la ragione per cui siamo tutti sbigottiti davanti ad un bollettino di guerra, perché ci sentiamo traditi dopo che ci era stata accesa la speranza di una rivalutazione della scuola, che finalmente ci fosse un governo capace di mettere la scuola tra le priorità del Paese. Oggi ci stiamo risvegliando di fronte alla fredda realtà, sulla scuola sta scendendo impietosa la mannaia, non vi è nessuna attenzione a quello che la scuola è, il governo deve fare i conti della spesa e sacrifica i più deboli. È molta l'amarezza per questa delusione, è quanto pari ad una certezza incrollabile che si impone a questo tradimento, è la certezza che per noi che la viviamo la scuola ha un valore centrale, tanto che ci portino via tutto quello che vogliono noi ci impegneremo ancor di più, perché di una cosa non riusciranno a privarci, della nostra passione ad educare, della nostra libertà di farlo. È quello che in questa crisi urge quanto mai, la ripresa dell'impegno ad educare con il quale noi cambieremo la scuola, noi sì, a fronte di chi lo ha promesso e non lo fa. Ma va meglio così, perché a cambiare la scuola non ci penserà nessun Renzi, saremo noi a farlo impegnandoci senza nessun passo indietro con la nostra domanda di felicità.



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