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IL CASO/ Binetti: ministro Lorenzin, l'eterologa non basta per essere madri

Pubblicazione:giovedì 2 ottobre 2014

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Per esempio l’intervento sul piano sociale e culturale per spingerle ad avere figli quando sono in età fertile, dando al termine di salute riproduttiva il suo significato più genuino: prevenire le malattie a trasmissione sessuale, non solo attraverso opportune campagne di vaccinazione, ma anche con una azione educativa che faccia leva sullo sviluppo della propria affettività nel pieno rispetto di sé e dell’altro. A distanza di alcuni decenni le letture catastrofiche dei maltusiani, vecchi e nuovi, appaiono del tutto infondate. L'economia cresce con una progressione analoga a quella con cui cresce la popolazione e al tavolo promosso dalla Lorenzin vorremmo che ci fossero anche quegli economisti capaci di spiegare quanto stretta e profonda sia la relazione tra sviluppo umano e sviluppo economico… ma soprattutto dovrebbe esserci qualcuno di quegli pseudo-esperti che a livello dei decisori politici non riescono a capire come una forte riduzione della pressione fiscale che attualmente schiaccia le famiglie può incentivare la crescita più e meglio di altri dispositivi!

Alla Camera ci sono molti ddl di molti colleghi appartenenti a diversi schieramenti parlamentari – anche io ne ho presentati in ogni legislatura più di uno! – per il sostegno e l'incremento della natalità, ma sembra che non arrivi mai il tempo per discuterli, mentre le priorità si concentrano su altri aspetti oggettivamente meno collegati strettamente alla crescita e allo sviluppo del Paese… La salute della donna, la sua fertilità, analogamente a quella dell’uomo, sono beni preziosi che vanno adeguatamente tutelati. Ma mai come in questo caso la fertilità appare al centro di un crocevia in cui si intrecciano politiche educative e politiche economiche, politiche sociali e  politiche del lavoro che debbono guardare alla genitorialità come al più potente fattore di sviluppo del paese. 



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