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Cronaca

IL CASO/ Binetti: ministro Lorenzin, l'eterologa non basta per essere madri

Politiche demografiche: PAOLA BINETTI risponde al ministro della Sanità Lorenzin sulla situazione della natalità in Italia, in gravissima crisi. Le sue proposte

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Repubblica di ieri ha ospitato un’intervista al ministro Beatrice Lorenzin indubbiamente interessante. Il quesito di fondo riguarda le politiche demografiche, che da tempo languono al punto da aver trasformato l’Italia nel Paese dalle culle vuote. Un Paese in cui alla deflazione economica corrisponde anche la deflazione demografica: non si esce fuori dalla crisi né in un caso né nell’altro! Qualcuno ha parlato di notte europea, proprio cogliendo la correlazione che c’è tra declino demografico ed economico: meno natalità, meno crescita; meno lavoratori, più pensionati e una crisi fiscale per il welfare europeo.

Ma in questa Europa l’Italia ha il triste primato di un doppio fanalino di coda: il più basso indice di crescita demografica e il più basso indice di crescita economica. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, è arrivato ad affermare: “L’Italia sta andando verso un lento suicidio demografico”. Ma forse qualcuno finalmente si sta accorgendo che l’uno non si dà senza l’altro e quindi dalla crisi economica non si esce senza un maggiore investimento sulla famiglia.

Mettere al centro del dibattito politico il tema della famiglia, dalla natalità a tutte le esigenze ad esse legate, è ormai prioritario. La famiglia è infatti soggetto promotore dello sviluppo e del benessere sociale, luogo in cui coltivare il futuro, a cominciare dal desiderio di maternità e di paternità. Secondo una recente indagine pubblicata dall'Istat, Essere madri in Italia, nel nostro Paese nascono in media 1,33 figli per donna in età fertile. Non a caso la Lorenzin parla di Piano per la fertilità. Quello italiano è uno dei livelli più bassi di fertilità ed è accompagnato da importanti mutamenti nelle modalità scelte dalle coppie per avere figli. L'età della madre alla nascita del primo figlio si aggira ormai intorno ai 35 anni ed è opinione condivisa che in Italia si facciano pochi figli non perché non siano desiderati, ma per le oggettive difficoltà economiche, lavorative e di organizzazione. 

Il recente rapporto dell'Istat ha infatti rilevato che il 18,4 per cento delle donne che aveva un lavoro prima della gravidanza è stato costretto a lasciarlo a causa degli orari inconciliabili con i nuovi impegni familiari, mentre il 72,5 per cento delle mamme che hanno continuato a lavorare ha dichiarato di riscontrare forti difficoltà. Tra queste, decisive sono quelle legate alla cura dei figli, alla carenza di asili e alla mancanza di assistenza da parte delle istituzioni. Eppure in Europa esistono Paesi – come quelli scandinavi, la Germania e la Francia – dove il Governo ha investito largamente nelle politiche familiari, determinando un incremento notevole della natalità. Ad esempio in Francia nel 2011 si è registrato un record di nascite (circa 930mila) e un indice di fecondità pari a 2,3 figli per donna. 

Questi dati indicano ineluttabilmente che le scelte politiche condizionano – in modo diretto o indiretto – l'evoluzione della popolazione. In tutti i Paesi la decisione di avere o di non avere un figlio dipende certamente dal contesto culturale e sociale, ma non possiamo ignorare che le condizioni materiali svolgono un ruolo importante a fronte di questa decisione.