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SINODO/ L'intervista a Julián Carrón: «Matrimonio e famiglia, vicini alle ferite dell’uomo»

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Il punto di partenza è capire che dietro a molte richieste ci sono esigenze profondamente umane: il bisogno affettivo, il desiderio di maternità, la ricerca della propria identità. È a questo livello che bisogna rispondere, c’è un lavoro educativo da fare per aiutare le persone a cogliere la natura profonda delle esigenze che avvertono, e a capire che le ricette evocate sono inadeguate per rispondere a ciò che sta alla radice di quelle esigenze. Don Giussani diceva che «la soluzione dei problemi che la vita pone non avviene affrontando direttamente i problemi, ma approfondendo la natura del soggetto che li affronta». E questo va al di là del conservatorismo o progressismo nella Chiesa. Anche la Samaritana aveva cercato di rispondere alla sua sete di felicità cambiando marito per sei volte, ma la sete era rimasta, tanto è vero che quando ha incontrato Gesù al pozzo ha chiesto di avere "quell’acqua", bevendo la quale non avrebbe avuto più sete. I cristiani possono testimoniare alle tante samaritane di oggi la pienezza che Cristo ha portato alla vita.

 

Nel dibattito che ha preceduto il Sinodo è riemersa la dialettica tra chi, citando il Papa, chiede di usare anzitutto misericordia, e chi evidenzia la necessità di salvaguardare la verità. Che ne pensa?

Francesco nella Evangelii gaudium scrive che «non possiamo dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò che diciamo e che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo che gli conferisce senso, bellezza e attrattiva». Per questo il Papa insiste che occorre trovare "forme o modi" nuovi «per comunicare con un linguaggio comprensibile la perenne novità del cristianesimo». È in fondo quello che ha fatto Gesù con Zaccheo: il suo sguardo di misericordia ha ridestato in quell’uomo il desiderio della verità, fino al punto che si è convertito. Per questo contrapporre misericordia a verità è sbagliato.



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