BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

SINODO FAMIGLIA/ La paternità di Francesco, la ricchezza della Chiesa

Joseph Ratzinger e papa Francesco in occasione della beatificazione di Paolo VI (Infophoto)Joseph Ratzinger e papa Francesco in occasione della beatificazione di Paolo VI (Infophoto)

Perché è indubbio che l'applauso liberatorio al termine del "meraviglioso discorso" (copyright del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi) con cui Bergoglio ha suggellato la prima tappa del processo sinodale sulla famiglia, ha mostrato l'esasperazione e forse l'inquietudine accumulata durante le settimane di lavoro da molti presenti in aula. Standing ovation, ci hanno riferito i testimoni oculari. E non si fa fatica a crederlo, visto il calibro dell'intervento, che qualcuno si è spinto a infilare tra i più importanti di questo già denso pontificato. 

Ha taciuto a lungo Francesco, ma quando ha parlato si è fatto sentire. Un'altra delle sue amorevoli sferzate, che mi hanno ricordato l'atto di accarezzare il cavallo con il frustino, compiuto dal cavaliere quando, in prossimità dell'ostacolo, vuole incoraggiarlo al salto. E' tutta questione di sintonia: miscela di conoscenza profonda, autorevolezza e fiducia. Qualcuno preferisce come metafora la barca e il timone, ma credo che la riottosità e imprevedibilità dell'animale di fronte alla barriera si addicano di più a questa chiesa che a volte si impunta senza sapere che ha già la forza per affrontare il balzo, e che può agitarsi e scartare, ma che è guidata da un campione in grado di tenere con saldezza le redini. Cum Petro e sub Petro, aveva detto aprendo il Sinodo il Papa, garanzia e sicurezza. Cum Petro e sub Petro, ha ribadito alla fine per riportare tranquillità e pace in un'assemblea inasprita da diverse posizioni su divorziati/risposati e su quell'inopportuna, a giudizio di molti, valorizzazione delle unioni omosessuali. Il Papa che garantisce l'unità, che ricorda il dovere dei pastori (che non è semplicemente quello di accogliere le pecorelle smarrite, ma di andarle a cercare), che infine ripropone nel servizio la vera natura della Chiesa. Il Papa che testimonia una grande fede nello Spirito Santo, quando afferma che la Chiesa quando "nella varietà dei suoi carismi, si esprime in comunione, non può sbagliare". 

Allora vengano pure le tentazioni: "l'irrigidimento ostile" di chi si arrocca nella legge senza "lasciarsi sorprendere da Dio", "il buonismo distruttivo" che usa una misericordia ingannatrice, "fasciando le ferite prima di medicarle", "il trasformare "la pietra in pane" e "il pane in pietra da scagliare contro i peccatori e i deboli", la tentazione di "scendere dalla croce" per accontentare la gente, "piegandosi allo spirito mondano" e infine "il trascurare il depositum fidei, non considerandosi custodi ma padroni" o dall'altra parte "trascurare la realtà" per privilegiare i "bizantinismi".

Il Papa non ha paura. Bergoglio non teme la discussione e le tentazioni. A patto che ci si ricordi che Gesù mangiava e beveva con prostitute e pubblicani, e che la sua Chiesa non può chiudere le porte in faccia a nessuno. Con citazioni accurate di Joseph Ratzinger, Padri della chiesa e canoni vari ha ricordato il compito di ogni vescovo preso da solo o in comunione con i fratelli nell'episcopato: "manifestare l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della Speranza". L'unico e definitivo compito per l'anno che verrà. 

© Riproduzione Riservata.