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ELENA CESTE/ Meluzzi: tanti lati oscuri, ma il suicidio è probabile

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ELENA CESTE, IL COMMENTO DI ALESSANDRO MELUZZI - Elena Ceste manca da casa dal 24 gennaio 2014. A distanza di quasi nove mesi di indagini e ricerche la donna e madre di Costigliole d’Asti continua a essere dispersa: la verità (e il suo corpo) non è ancora venuta a galla. Negli ultimi giorni però potrebbe esserci stata una svolta, visto il ritrovamento di un cadavere – o meglio di resti umani – in un canale di scolo del fiume Tanaro, in località Isola d’Asti, poco distante dalla casa della donna. In attesa degli esami della scientifica, abbiamo contattato lo psichiatra Alessandro Meluzzi, che segue il caso.

 

Sono stati rinvenuti resti umani in un canale di scolo del Tanaro, poco distante dalla casa di Elena Ceste. Si può parlare di svolta?

No, sarebbe prematuro fare qualsiasi affermazione. Non si sa neanche se sono di una donna o di un uomo e da quanto tempo sono lì. Certo, c’è la suggestione della vicinanza del luogo rispetto alla casa della donna, ma ci sono state altre scomparse. Quindi, allo stato attuale delle cose, il ritrovamento dei resti non aggiunge (né toglie) nulla a quanto sappiamo.

 

La donna è sparita il 24 gennaio: nei nove mesi di indagini si sono susseguite diverse segnalazioni e falsi avvistamenti.

Tutte le testimonianza relative ad Elena Ceste, almeno quelle che sono arrivate all’attenzione della stampa (non so poi se gli inquirenti hanno qualcos’altro per le mani), si sono rivelati dei falsi inconsapevoli. Mi spiego: gli errati riconoscimenti e avvistamenti in casi altamente mediatizzati come questo non sono certo l’eccezione, bensì la regola. Tolti i mitomani, anche chi agisce nelle più buone intenzioni cade in inganno: crede di aver visto qualcosa di utile, mentre in realtà è vittima di un costrutto della loro mente.

 

E il marito, Michele Buoniconti?

Ad oggi non è neppure indagato: non ci sono elementi per poter dire qualcosa, né che sia l’assassino né che sia innocente. Le fantasie e i pettegolezzi ci sono (come sempre), ma mancano le basi reali per sbilanciarsi in entrambi i versi.

 

E della pista dell’allontanamento volontario cosa pensa?

È un ipotesi che avrebbe bisogno di un minimo di supporto logistico: allontanarsi senza nemmeno portarsi con sé il telefonino e gli occhiali (per un miope) è un’eventualità abbastanza improbabile, a meno di non godere di una copertura, di un appoggio di cui però al momento non si vedono neanche lontanamente i contorni. Visto gli elementi, mi sembra una pista assai debole.



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