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Cronaca

SINODO FAMIGLIA/ Al bisogno umano si risponde con l'amore o con il potere?

Pupa Francesco riceve i saluti di vescovi e cardinali (Infophoto)Pupa Francesco riceve i saluti di vescovi e cardinali (Infophoto)

In questi ultimi decenni, al contrario, si è avvertita nell'aria troppa "autoreferenzialità": si vuole parlare al mondo con le sole parole della Scrittura, conferendole un'autorità indiscussa che purtroppo essa non ha più per i nostri interlocutori. 

Abbiamo quindi bisogno di trovare parole nuove, termini nuovi, per poterci confrontare col nostro tempo e per poter annunciare al mondo la bellezza e la forza dell'incontro con Cristo. Senza questo cambio di linguaggio, continuando a dire semplicemente che "maschio e femmina li creò" o che "non è lecito separare all'uomo ciò che Dio ha unito" avremmo sicuramente raggiunto il risultato di un discorso rassicurante, ma saremo sempre più lontani dal vero obiettivo del Sinodo e di tutto il cristianesimo: annunciare la salvezza di Cristo ad ogni uomo. Proprio per questo non bisogna certamente accantonare le parole della Scrittura, ma accompagnarle con altre che possano renderle condivisibili e foriere di letizia anche per l'uomo post-moderno. Noi abbiamo bisogno di cambiare, abbiamo bisogno di tornare a parlare al cuore di ogni uomo e di ogni donna "di buona volontà".

3. Infine è proprio nel merito che vorrei intervenire, suggerendo un elemento di confronto secondo me trascurato dal dibattito sinodale per come, fino ad adesso, si è articolato. Mi riferisco al fatto che tutti, sposati o separati, divorziati o conviventi, risposati o omosessuali, siamo uomini. La nostra umanità è il comune denominatore che ci fa incontrare e scontrare nella storia. Nella nostra umanità noi possiamo quindi ritrovare quei termini di fondo che ci aiutano a comprendere, al di là delle riduzioni giornalistiche, i punti centrali dei problemi in esame. Infatti ogni uomo, ci insegna la dottrina cattolica, è ferito dal peccato originale, è — come esito condivisibile da tutti — un essere misterioso e fragile, bisognoso di amore e ricco di desideri. Questa radice comune dell'Io – il desiderio appunto – può essere guardata o con scetticismo, come spesso ha fatto l'antropologia protestante e una parte tardiva della patristica, oppure con stima e stupore. 

Nel primo caso nel desiderio umano si vede un segno di impotenza a cui si cerca di rispondere con la potenza della legge: siccome io desidero qualcosa, la legge degli uomini mi deve permettere di averlo. È questa la logica che sta dietro non sono alle rivendicazioni delle unioni civili, ma anche a tante dinamiche della nostra vita: pensare che "poter fare" una cosa che desidero coincida col compimento del desiderio stesso. In realtà la posizione di molta parte della patristica più antica ci insegna che, fin dagli albori della Chiesa, la fede ha sempre indicato nell'amore, nel "rimanere in contatto con i propri desideri e i propri bisogni" la strada per il compimento dell'Io. Ogni desiderio va guardato con amore, va guardato nella sua radicalità, per essere scoperto in modo autentico. Ogni bisogno del nostro cuore non può trasformarsi in un diritto da rivendicare, ma in una consapevolezza da far fiorire per il compimento della nostra stessa umanità. 


COMMENTI
21/10/2014 - Articolo di F. Pichetto (Italo Amitrano)

Ho letto, tempo fa, che un noto gerarca nazista, quando sentiva la parola "intellettuale" poneva istintivamente la mano sulla pistola. Oggi, il sottoscritto quando sente nominare da alcuni soggetti le parole "amore" o "misericordia" prende subito dalla tasca il Rosario. Sì, perche ho capito che l'impostore, satana, oggi fa largo e spregiudicato uso di queste due parole per indurci a permanere nell'errore grave e mortale. Dio è Amore (con l'A maiuscola) ma il suo amore è il legame che lega il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (non posso in questa sede stigmatizzare l'uso improprio del maschile per la terza Persona della SS. Trinità che - lo si capirà nel tempo stabilito da Dio - è femminile. Dio è misericordia, certo, ma è anche e soprattutto libero: se vuole confortarci con una carezza lo fa liberamente e allo stesso modo se ritiene di doverci rimproverare lo fa senza dover dare conto a nessuno (neanche al Papa). Distinti saluti. Italo Amitrano