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SINODO FAMIGLIA/ Al bisogno umano si risponde con l'amore o con il potere?

A conclusione del sinodo straordinario sulla famiglia, FEDERICO PICHETTO, sacerdote, propone tre riflessioni per non dimenticare che la "posta in gioco" è, anche stavolta, la nostra felicità

Pupa Francesco riceve i saluti di vescovi e cardinali (Infophoto) Pupa Francesco riceve i saluti di vescovi e cardinali (Infophoto)

Caro direttore,
il Sinodo straordinario sulla famiglia conclusosi domenica con la beatificazione di Paolo VI ci ha consegnato una relazione profonda e dettagliata della discussione interna, con il puntuale e inedito resoconto dei voti sui singoli punti del documento finale. 

Tutto questo è successo mentre a Roma il sindaco Marino, seguito a ruota (almeno nelle dichiarazioni) da numerosi altri primi cittadini d'Italia, trascriveva nei registri del Comune le unioni omosessuali di sedici coppie "congiuntesi in matrimonio" all'estero. Ora, volendo andare oltre questi fatti di cronaca — su cui chi di dovere ha già preso posizione ampia e articolata — e volendo invece essere fedele al mandato del Papa (che ci ha detto di far maturare e di far crescere quanto ci è stato consegnato dal Sinodo) vorrei offrire tre piccole riflessioni come contributo a questa maturazione chiestaci dal Santo Padre Francesco.

1. La prima riflessione è "di fondo": mai come in questo Sinodo la Chiesa è tornata a mostrarsi per quello che è, ossia un fenomeno plurale. Lo stesso fatto di Gesù Cristo, la sua vita, come la Sua morte e la Sua Resurrezione, non ci sono giunti attraverso un'unica narrazione, bensì attraverso quattro racconti teologici che abbiamo chiamato "Vangeli". In ciascuno di essi, pur descrivendo il medesimo evento e pur concordando sulle questioni essenziali, si sviluppano quattro teologie destinate a determinare fortemente lo sviluppo della Chiesa antica. Ogni volta che, quindi, abbiamo paura di essere plurali, di ascoltare un pensiero o un'esperienza che si dà con modi o accenti diversi dai nostri, abbiamo paura del Vangelo, abbiamo paura di quello che la Chiesa essenzialmente è. 

Nessun Vangelo, da solo, si può erigere a "canone" — ossia a criterio di paragone ultimo — dell'esperienza cristiana. Così nessuna delle diverse posizioni espresse dal Sinodo possono avvalersi dell'ultima parola nelle materie discusse dall'Assemblea straordinaria. Lo stesso Papa ci ha messo in guardia, nel suo splendido discorso di chiusura, da ogni estremismo, e ci ha invitato ancora una volta a pregare e a far germogliare in noi i semi che il dibattito di questi giorni ci ha donato. 

Credo che questo sia, dunque, l'atteggiamento con cui dobbiamo guardare a questo anno che inizia: non la difesa delle parole che ci piacciono di più nel documento finale del Sinodo, ma l'apertura a incontrare e a comprendere quelle che ci piacciono di meno per poterle riesprimere con termini rispettosi e della dottrina e delle ferite concrete di una moltitudine di gente.

2. Una seconda riflessione, invece, riguarda il linguaggio del confronto sinodale. Da sempre, infatti, nella storia della Chiesa, le definizioni dogmatiche o pastorali hanno cercato di avvalersi di due strumenti: l'autorità della Sacra Scrittura e il linguaggio della cultura contemporanea. Parole come "omousios" o "transustanziazione" non ci sono nella Bibbia, eppure sono diventate, in forza della riflessione biblica operata da teologi e da padri conciliari, parole cardine per esprimere con precisione alcune realtà fondamentali della nostra fede. 


COMMENTI
21/10/2014 - Articolo di F. Pichetto (Italo Amitrano)

Ho letto, tempo fa, che un noto gerarca nazista, quando sentiva la parola "intellettuale" poneva istintivamente la mano sulla pistola. Oggi, il sottoscritto quando sente nominare da alcuni soggetti le parole "amore" o "misericordia" prende subito dalla tasca il Rosario. Sì, perche ho capito che l'impostore, satana, oggi fa largo e spregiudicato uso di queste due parole per indurci a permanere nell'errore grave e mortale. Dio è Amore (con l'A maiuscola) ma il suo amore è il legame che lega il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (non posso in questa sede stigmatizzare l'uso improprio del maschile per la terza Persona della SS. Trinità che - lo si capirà nel tempo stabilito da Dio - è femminile. Dio è misericordia, certo, ma è anche e soprattutto libero: se vuole confortarci con una carezza lo fa liberamente e allo stesso modo se ritiene di doverci rimproverare lo fa senza dover dare conto a nessuno (neanche al Papa). Distinti saluti. Italo Amitrano