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Cronaca

IL CASO/ Matteo, ergastolano: Santo Padre, così mi sono lasciato abbracciare dal Perdono

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La svolta c'è stata quando, grazie all'incontro con degli operatori che mi sono diventati Amici, mi sono sentito voluto veramente bene. Nessun buonismo, nessuna giustificazione, nessuna minima scusa per ciò che avevo fatto.

Solo l'ostinazione, giorno dopo giorno e con tanta fatica soprattutto da parte loro (che hanno insistito fino allo sfinimento) per farmi capire che non ero soltanto la persona che ha sbagliato gravemente, che non ero il mio errore e che il fatto di aver commesso reati e inflitto male e sofferenze non mi definiva irrecuperabile per l'eternità.

Insomma: non ero "definito" solamente dal male commesso.

Oggi, anche se non completamente assorbita, questa consapevolezza ce l'ho più chiara.

Seppur con tanta fatica ho sperimentato, e gusto ogni giorno, il ritorno alla vita.

Seppur con tanta fatica, vivo ogni giorno la gioia del Bene che mi viene donato.

Seppur con tanta fatica, vivo ogni giorno lo stupore, la meraviglia e la letizia che Cristo mi infonde.

Tutto questo in cambio di "niente", perché Dio non cerca baratti: rimane lì, ad aspettarci anche per una Vita intera, lasciandoci la piena Libertà, i modi e i tempi per abbracciarLo.

Ed è lasciandomi abbracciare ed abbracciandolo che sono ritornato, lentamente, a far battere il mio cuore, a far crescere la  speranza e la consapevolezza che si può "ripartire", sempre e da qualsiasi situazione.

Matteo, ergastolano

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