BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIARIO USA/ "Yes means yes": nessuna legge ci rende capaci di dire ti voglio bene

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Lo sanno tutti, che siano andati all'università o no. Il college è un processo di iniziazione, un battesimo del fuoco, una introduzione a quella che si ritiene la vita adulta autonoma. 

Sono andato a leggere un po' di statistiche, tanto per non andare solo a naso o per sentito dire. Il 35 per cento dei ragazzi "attivi" praticano sesso più volte la settimana, il 45 per cento con chi capita, l'85 per cento con un indefinito numero di partners…

Quello del college è uno scenario diverso da quello italiano. In Italia ci sarà la discoteca o non so cosa, ma non mi pare che la differenza di scenario comporti una differenza di risultati. 

 La legge californiana "Yes means Yes" vuole mettere dei paletti in un'area sismica ad alto rischio violenza. Ok, lo faccia. Quello che certamente non può fare è governarla, quest'area. L'area sismica della sessualità non la si governa per legge. 

Cerchiamo pure di limitare la violenza. Imponiamo pure uno "yes" prima di arrivare ad un bacio, e poi un'altro prima di mettere le mani addosso e via discorrendo. Ma il dramma viene prima. Il dramma è nella fragilità affettiva che ci fa cedere all'illusione che la vita e la propria sessualità vadano vissute così. Il dramma c'è anche quando dico "sì" pensando che o vivo così o non sono. 

La prima violenza che subiamo è l'essere privati di un cammino umano verso un'affettività che ci renda capaci di dire "ti voglio bene", "voglio il tuo bene", invece che ridursi a "ti voglio".

La prima violenza che subiamo e la prima che facciamo.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
05/10/2014 - Si, no, forse (luisella martin)

Concordo su quanto detto nell'articolo, ben sintetizzato nella frase finale.