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DIVORZIO BREVE/ Se Renzi "privatizza" la famiglia porta l'Italia nella giungla

Pubblicazione:sabato 4 ottobre 2014

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Il governo Renzi ha accelerato sulla riforma della Giustizia, e questo è un bene. Nel Paese delle toghe rosse solo un governo con guida a sinistra può pensare di metter mano alla giustizia e passarla (relativamente) liscia. Ciò che tuttavia colpisce è la tagliola che si vuol far scattare nell'ambito più delicato del diritto civile e cioè il diritto di famiglia.

Da anni associazioni di ogni colore si muovono per ottenere il riconoscimento delle peculiarità del diritto di famiglia, chiedendo attenzione agli operatori del diritto e giungendo ad ipotizzare l'istituzione di un Tribunale della famiglia, dedicato specificamente alla materia.

Affido, adozione, separazione, divorzio, interdizioni, inabilitazioni, collocamento dei minori e quant'altro sono solo alcune delle delicatissime tematiche trattate dal diritto di famiglia. Come ognuno ben sa, si tratta di diritti personalissimi, che investono direttamente l'intima vita delle persone e che spesso hanno impatti assai consistenti sul benessere, sulla salute e sulla qualità delle relazioni di chi ne subisce gli esiti.

La ragione avrebbe voluto che tale materia fosse dunque oggetto di una ponderata riflessione che privilegiasse in via principale la formazione degli operatori e la serietà delle procedure. Invece, il governo ha pensato bene di "fare cassa" gettando la famiglia nel calderone e ipotizzando di proporre con le forme urgenti del decreto legge - che impediscono ogni confronto parlamentare – una sorta di divorzio-bricolage, un fai da te del diritto di famiglia che fa sembrare garantiste e scrupolose le precedenti proposte di divorzio-express e divorzio-missile.

In poche parole – secondo il governo Renzi – per sgorgare il lavandino della giustizia è sufficiente che chi vuole divorziare lo faccia e basta, scrivendo i suoi desiderata su un pezzetto di carta da formaggio e poi facendoli ratificare nientemeno che da un qualsiasi avvocato, che poi provvederà a trasmettere gli atti al comune per la trascrizione. Il tutto anche dopo sette mesi dal matrimonio (un mese servirà per la separazione, no?).

Chi scrive esercita da anni la professione forense, e ben conosce i suoi polli. Ci sono avvocati e avvocati. Ci sarà che farà le cose con attenzione e scrupolo e chi tenderà a "tirare via". Ma il vero punto non è questo. 

Sottrarre al sindacato pubblico esercitato dal giudice e affidare ad avvocati o notai o a chi vi pare la gestione di diritti che i giuristi fino a qualche anno fa avrebbero unanimemente definito "indisponibili" significa fare un altro passo nella direzione di chi vuol trasformare il matrimonio e con esso la famiglia in una relazione privata.

Lo stato, la comunità, si dice non debbano aver più nulla a che vedere con la relazione famigliare che deve restare relegata nell'ambito della sfera privata dell'individuo. 


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COMMENTI
05/10/2014 - Da maschio a uomo (luisella martin)

"Aver ottenuto che il maschio diventasse marito e padre..." si dice nell'articolo: ma Adamo é diventato marito di Eva subito dopo essere stato creato ed é stato lui a darle un nome, a sceglierla (se pur tra le bestie!). Mi pare che il maschio nasca già compagno, biologicamente destinato ad essere padre. Il processo evolutivo culturale che porta alla consapevolezza del proprio ruolo di madre e di padre, a diventare donna da femmina e uomo da maschio, secondo me é ancora all'inizio.Può una legge di Renzi arrestare questo processo culturale? Può certamente ritardarlo, come fanno tutte le leggi che, invece di fornire risposte ai problemi reali, regolamentano l'aria fritta. Nel nostro paese la violenza in famiglia é tutt'ora praticata e coperta da un velo di ipocrisia; il nostro Presidente del Consiglio, proponendo il divorzio breve, intende evidentemente risolvere il problema rapidamente. Mi sembra di sentirgli dire:"Signori miei, se Parolisi (innocente fino a condanna definitiva!) avesse potuto divorziare dopo sette mesi, sua moglie sarebbe ancora viva!"

 
04/10/2014 - Divorzio breve. (Carla D'Agostino Ungaretti)

Non c'è da meravigliarsi. E' uno dei tanti effetti del relativismo.