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Cronaca

SINODO FAMIGLIA/ 1. Se chi difende la "fortezza" ha paura della misericordia

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La via che può essere percorsa può ispirarsi alla tradizionale capacità della Chiesa di articolare la relazione tra verità e storicità. Se è vero che la famiglia cristiana si qualifica per i tre caratteri della indissolubilità, eterosessualità e intergenerazionalità, le sue concrete forme storiche sono state molto diverse e costantemente in evoluzione. Ciò significa che la risposta alla domanda che sta alla base della convocazione del sinodo sta prima di tutto nella disponibilità della Chiesa di interrogarsi su quello che essa può fare, come comunità, per  favorire la nascita di forme di vita famigliare più "centrate" rispetto alle condizioni della vita contemporanea. In ultima istanza, la famiglia oggi salta perché ha prima accettato di ridursi a nucleo isolato. In queste condizioni, sotto la spinta di una cultura individualista e di un'organizzazione sociale sempre più funzionalizzata, è lo stesso nucleo che, alla fine, ha cominciato a sgretolarsi.  

La famiglia ritroverà se stessa e la propria funzione sociale solo riguadagnando la sua originaria  vocazione che è di apertura e non di chiusura: alla vita, agli altri, al senso.

Ma per far questo, essa deve rompere l'isolamento in cui si ritrova e  che la indebolisce.

Dalla ridefinizione dei rapporti di genere e intergenerazionali alle forme dall'abitare; dai tempi di lavoro alle responsabilità educative, la famiglia del futuro non sarà identica a quella del passato. Per rilanciarsi, la famiglia non deve aver paura di cambiare e semmai attingere alla sua straordinaria adattabilità che nel corso della storia le ha permesso di assumere conformazioni diverse.

La comunità cristiana ha dunque il compito di essere la levatrice di nuovi modelli di vita famigliare. Per farla tornare a splendere. Nella convinzione che la famiglia — con i suoi tanti e fondamentali "buoni argomenti" — alla fine ce la farà a superare anche questa crisi. E che la famiglia "migliore" aspetta ancora di vedere la luce. 

Se farà questo, anche il rapporto con tutte le situazioni "problematiche" diventerà meno spinoso. Sarà chiaro infatti che la misericordia di cui parla Francesco non è un cedimento al secolo, ma la traduzione di quella novità evangelica che ha fatto grande il cristianesimo nella storia. Una comunità che è capace di custodire e rinnovare il proprio tesoro non ha paura nel farsi prossima a chi porta nella carne della propria vita i segni delle ferite prodotte da una umanità — quella della nostra contemporaneità — tanto presuntuosa quanto disorientata.

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