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SINODO FAMIGLIA/ 1. Se chi difende la "fortezza" ha paura della misericordia

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Con il sinodo straordinario sulla famiglia, il pontificato di Francesco entra nel vivo. Voluto fortemente del papa, esso dirà quanto Bergoglio è capace di rendere concreta la sua volontà di rinnovamento della Chiesa. 

Il tema della famiglia, benché cruciale, è tutt'altro che semplice. A mezzo secolo dall'approvazione  delle prime leggi divorziste, la situazione è profondamente cambiata: divorzio (sempre più "breve"), aborto, convivenze, e poi anche unioni omosessuali, fecondazione assistita tecnologicamente anche al di fuori della coppia. Se un nostro progenitore vissuto negli anni 50 potesse vedere la situazione di oggi, non crederebbe ai suoi occhi. Per non dire nulla di quello che accade al di là dell'Occidente, dove la famiglia cristiana non è mai diventata il modello culturale di riferimento. 

Pensare che l'intento del Papa sia quello di blandire la cultura contemporanea, annacquando l'originalità cristiana, vuol dire essere completamente fuori strada. È vero semmai il contrario: il sinodo, infatti, è stato convocato proprio perché la Chiesa tutta arrivi a stabilire cosa dire e come fare per contrastare la deriva che si afferma in questa fase storica, rilanciando la famiglia come prima ed essenziale cellula della vita personale e sociale.

L'obiettivo, dunque, è chiaro e comune. La discussione serve per concordare sui modi più opportuni per raggiungerlo.

Prima di approfondire la questione, una notazione di metodo importante. Papa Francesco vuole anche che il sinodo esprima la rinnovata capacità delle Chiesa di riflettere, pregare, discutere e, alla fine, decidere insieme. A differenza di casi precedenti, l'esito del sinodo è aperto: il papa ha esposto ed esporrà le sue preoccupazioni. Ma vuole che la risposta nasca da una sincera ricerca  comune. Una chiesa mondiale capace di vera fraternità e perciò in grado di non lasciarsi catturare dalle due opposte tentazioni della guerra tra fazioni e del centralismo romano. Come non cogliere  la portata "profetica" di tale prospettiva?

Sul piano dei contenuti, occorre lavorare per rispondere alla domanda: come riuscire a far risplendere il bene della famiglia davanti agli occhi disincantati e delusi — e proprio per questo spesso anche cinici — dell'uomo contemporaneo? E poi, di fronte alla constatazione che attorno a noi (ma prima di tutto dentro di noi) ci sono tante ferite, fallimenti, contraddizioni, come fare per evitare che la Chiesa si pensi come un (improbabile) gruppo di "puri", immuni dai virus del tempo? Come trovare, cioè, un equilibrio tra l'esigenza di riaffermare la verità della famiglia e non perdere il contatto con la travagliata esperienza umana dei nostri giorni? Cedere alla tentazione di una contrapposizione tra conservatori e progressisti significa spezzare l'unitarietà di tale questione e, per ciò stesso, sfuggirla.


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