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Cronaca

STEVE JOBS/ L'hippie che ha cambiato il mondo

LUCIA ROMEO ricorda il terzo anniversario della scomparsa di Steve Jobs, ripercorrendo i punti salienti della sua filosofia e rivalutandone la nautra hippie

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Tre anni fa moriva Steve Jobs. Al di là delle infinite dispute tra i fan scatenati di Apple e le posizioni altrettanto radicali dei detrattori, credo che soltanto una valutazione miope e anacronistica non riconosca a questo uomo la capacità di aver sognato e di aver poi saputo trasformare quei sogni personali in realtà che hanno cambiato la vita di tutti. Mi piace citare soltanto due esempi. 

Da un lato l'iPhone che ha rivoluzionato definitivamente il mondo della telefonia mobile e "Toy Story" della Pixar che ha portato il mondo dell'animazione nel futuro. Tutti quelli che oggi mi parlano di processori migliorabili, performance inferiori, visione chiusa e mille altre diavolerie per sminuire questa rivoluzione, mi sembra non abbiano colto appieno il significato di quello che l'azienda di Cupertino ha fatto sotto la guida di Jobs. Poi, come sempre, il mondo cambia velocemente. Altre aziende sono arrivate in questo mondo e lo hanno sicuramente reso competitivo e ottimizzato. 

La competizione ha sempre un valore fondamentale per rendere i prodotti migliori e accessibili ad un bacino allargato. Ma non possiamo dimenticare chi ha inventato quel mondo e chi è arrivato dopo. Non possiamo dimenticare che con iMac, iPod, iTunes, iPhone, iPad, gli Apple Store ha trasformato un'azienda sull'orlo del fallimento in quella con il più alto fatturato d'America e con un brand (il primo al mondo) che vale, secondo i dati Interbrand 2013, oltre 98 miliardi di dollari (in crescita del 28% sul 2012). 

Per ricordarlo oggi, mi piace riportare alcune sue dichiarazioni, riprendendole dall'intervista rilasciata nel 1995 a Bob Cringely per la serie "Triumph of nerds". Su Internet: "Il Web è incredibilmente eccitante, perché e la realizzazione del sogno di tutti noi: che il computer non sia principalmente uno strumento di calcolo, ma piuttosto uno strumento di comunicazione. E con il Web questo sogno finalmente si avvera". Sulle direzioni strategiche da seguire: "In fondo è una questione di gusto (...) Si tratta di entrare in contatto con le cose migliori che l'uomo abbia prodotto e poi cercare di infonderne lo spirito in ciò che facciamo". 

Sulla filosofia di Apple: "Picasso diceva: 'I buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano'. E noi non ci siamo mai fatti scrupoli a rubare le grandi idee (...) abbiamo voluto infondere nel nostro campo tutto il meglio che abbiamo visto in altri campi. E non credo che chi è di vedute ristrette possa riuscirci". 

Ma la parte più incisiva e pregnante dell'intervista è il finale. Qui si comprende la differenza, a mio avviso, tra Jobs e gli altri imprenditori del settore. Tra la Apple e le altre aziende. Quando Bob Cringely gli domanda se si senta un hippie o un nerd, Jobs risponde di essere sicuramente un hippie e la spiegazione del concetto e della filosofia hippie è molto limpida: "Per me la scintilla di tutto è stata l'idea che ci fosse qualcosa di nascosto dietro le apparenze di tutti i giorni (...) C'è qualcosa nella vita, oltre al lavoro, alla famiglia e a due macchine in garage e a una carriera, c'è anche qualcos'altro (...) E' come una forza travolgente (...) L'idea (degli hippie, ndr) che la vita non si limitava a quello che avevano visto fare ai loro genitori". Quindi la voglia di cambiare il mondo, di diventare poeti e non banchieri. E la voglia di trasmettere il proprio spirito, anche mettendolo dentro un computer con il simbolo di una mela morsicata. Se dovessimo sintetizzare in modo estremo, prendere il meglio e spargerlo attorno a sé in modo che tutti possano crescere in mezzo a cose migliori, parafrasando il pensiero di Jobs. E allora non mi resta che chiudere con la lettera che Tim Cook ha mandato a tutti i dipendenti Apple questa settimana: