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SINODO FAMIGLIA/ Francesco difende il "sogno" di Dio dall'ideologia degli uomini

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Nell'aula nuova del Sinodo, proprio sopra alla grande sala Paolo VI, ogni santo giorno delle prossime due settimane, questi vescovi, arcivescovi e cardinali, più qualche prelato e religioso sparso, tenteranno di "prestare orecchio ai battiti di questo tempo" e di "percepire l'odore degli uomini" fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze. Non credo sarà poi così difficile. Tra loro c'è chi è abituato alla "teologia in ginocchio", come il card. Walter Kasper, autore della relazione base del Concistoro dello scorso febbraio, un testo che ha scatenato tra porporati e teologi una vera a propria tempesta di interventi e dichiarazioni, comprensivi di fulmini e saette. Ma c'è anche chi come il card. Christoph Schonborn, arcivescovo di Vienna, voci tra le più autorevoli nel panorama europeo, ha vissuto sulle propria pelle le ferite di una famiglia disgregata: figlio di divorziati, rifiuta le contrapposizioni su temi importanti ma non focali, come l'accesso alla comunione per i divorziati-risposati, per indicare il dolore dei figli, la separazione radicata nel cuore, la necessità di comprendere quelle coppie che non se la sentono di arrivare all'altare. 

E non manca la voce di chi, il card. Gianfranco Ravasi tanto per fare un nome, denuncia, con estremo realismo, le interferenze esterne, i tentativi di compressione, le malcelate intenzioni di forzare l'agenda del sinodo, imprimendo un'accelerazione innaturale e  sviante ad un processo pensato, invece, ampio e globalizzante. Nell'aula sinodale ci saranno anche le coppie, ben 14, tra cui anche una mista, che sanno bene cosa vuol dire "fare famiglia" e "tenere famiglia". E poi non mancherà lui, Papa Francesco, preoccupato che il "sogno" di Dio, il progetto che Lui coltiva con tutto il suo amore, non divenga campo per predatori. Il "sogno" di Dio è il suo Popolo, quegli uomini e donne che oggi attendono con il fiato sospeso cosa emergerà dalla riflessione ecclesiale su uno dei temi centrali per l'umanità. Perché tutti abbiamo un padre e una madre, tutti abbiamo una famiglia per quanto scalcagnata e improbabile, tutti siamo interessati alla bellezza e all'eternità. 

Argomento azzeccato e tempistica perfetta quella di Bergoglio, ma attenzione, non tollererà usurpatori: nessuno potrà impadronirsi del "sogno" di Dio. La cura della Sua vigna, ha spiegato bene ieri papa Francesco, richiede libertà, creatività e operosità. Ed è ciò che è chiesto, da oggi, ai padri sinodali. 

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COMMENTI
06/10/2014 - Un sinodo famigliare (claudia mazzola)

Il mio papà Renzo, 82anni, è morto da poco. Mai visto una cosa simile, parenti, amici, conoscenti hanno sostenuto la mamma me e mia sorella. Il funerale è stato bellissimo e don Nino ha descritto nell'omelia un papà dell'altro mondo, ci ha definiti una "Bella famiglia cristiana".