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YARA GAMBIRASIO/ News, la moglie di Bossetti: sicura di mio marito, l'assassino è ancora libero (ultime notizie 9 ottobre)

Gli avvocati di Massimo Bossetti, in carcere dal 16 giugno con l’accusa di aver rapito e ucciso Yara Gambirasio, starebbero preparando una nuova strategia difensiva.

Yara Gambirasio Yara Gambirasio

"Sono sicura dell'innocenza di mio marito". Lo ha ribadito Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, l’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. Per la prima volta dal giorno dell’arresto del muratore, avvenuto il 16 giugno scorso, la donna parla in televisione raccontando la sua versione di quanto sta accadendo: lo ha fatto in esclusiva a "Matrix", il programma condotto da Luca Telese che andrà in onda questa sera alle 23.40 su Canale 5. E’ TgCom24 a riportare qualche anticipazione dell’intervista che verrà trasmessa. "Sono sicura dell'innocenza di mio marito – ha aggiunto Marita Comi - La nostra vita è stata stravolta ma la cosa che mi fa male è sapere che il killer di Yara è ancora libero. Capisco però il dolore della famiglia Gambirasio".

Ancora intimidazioni nei confronti della famiglia di Massimo Bossetti, il carpentiere accusato di aver ucciso Yara Gambirasio e per questo in carcere dal 16 giugno. Dopo quanto avvenuto il 18 settembre scorso, quando la sorella Letizia Bossetti venne aggredita a calci e pugni da tre sconosciuti nel garage della casa dei genitori, a Terno d’Isola, un uomo si è recato ieri a casa della madre di Bossetti, Ester Arzuffi. Poco dopo le 14, qualcuno avrebbe infatti preso a calci la porta dell’abitazione dove la donna, 69 anni, vive insieme al marito Giovanni gravemente malato, lanciando anche insulti e offese. La madre di Bossetti si è quindi barricata in casa e ha avvertito i carabinieri, ma all’arrivo degli agenti l’uomo si era già dato alla fuga facendo perdere le sue tracce. "Queste aggressioni sono sicuramente legate alla vicenda di Massimo e alla morte di Yara Gambirasio – ha detto l’avvocato di Ester Arzuffi, Benedetto Maria Bonomo, le cui parole sono riportate da il quotidiano Il Giorno - Ma i familiari ovviamente sono completamente estranei al caso giudiziario, non c'entrano nulla e non è giusto che debbano vivere in questo clima intimidatorio".

Puntata speciale di Matrix, il programma di approfondimento condotto da Luca Telese su Canale 5, che questa sera ospiterà Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, l’uomo che dal 16 giugno scorso è in carcere con l’accusa di aver rapito e ucciso Yara Gambirasio. E’ la prima volta che la donna si presenta in uno studio televisivo per rispondere alle domande di un conduttore e raccontare così il suo punto di vista su questo caso estremamente complicato. La puntata andrà in onda questa sera in seconda serata alle ore 23.40, subito dopo Zelig: la prima parte della trasmissione sarà dedicata a una lunga intervista a Marita Comi, mentre nella seconda prenderà il via il dibattito sulle dichiarazioni della donna e sugli ultimi sviluppi sul caso.

Il mutismo di Massimo Bossetti ci dà un quadro comportamentale del soggetto che rivela molto su di lui. A dire così in una intervista con il sussidiario.net il giornalista di Repubblica Piero Colaprico (l'intervista integrale uscirà domani). Nei gironi immediatamente successivi, spiega Colaprico, il Bossetti non telefonò mai alla moglie, non le mandò un sms e mantenne anche in casa un mutismo totale sul rapimento di Yara: Perché? Quando succede un fatto eclatante a poca distanza da dove viviamo, è inevitabile che se ne parli in qualche modo. Bossetti invece non disse neanche alla moglie che il padre di Yara era andato al cantiere dove lui lavorava. La moglie infatti agli inquirenti ha detto che il marito non incontrò mai il padre, mentre lo stesso Bossetti invece disse a chi lo interrogava di averlo incontrato. Sono contraddizioni, silenzi che messi insieme tra di loro aiutano gli inquirenti a farsi un quadro del sospetto, un quadro che dice che molte cose non tornano.

Emergono nuovi dettagli sulla vita privata di Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio la sera del 26 novembre 2010. E’ La Repubblica a parlare di una lettera trovata in casa del muratore di Mapello che risale a un momento precedente alla scomparsa della tredicenne. "Ti impicco" e "La pagherai cara" sono alcune delle minacce rivolte a Bossetti nella missiva inviata da un mittente anonimo e scritta utilizzando dei ritagli di giornale. Come ha fatto sapere lo stesso Bossetti durante gli interrogatori, le minacce proverrebbero dalla persona che in passato gli vendette il furgone Iveco Daily, una persona con la quale ebbe "discussioni accese". Secondo la Procura, proprio con quel furgone Bossetti rapì Yara per poi portarla e ucciderla nel campo di Chignolo d'Isola dove venne ritrovato il suo corpo tre mesi dopo. Ma perché qualcuno arriva addirittura a minacciare di morte Bossetti? Proprio su questo dettaglio starebbero lavorando gli inquirenti.

Gli avvocati di Massimo Bossetti, l’uomo che dal 16 giugno scorso si trova in carcere con l’accusa di aver rapito e ucciso Yara Gambirasio, starebbero preparando una nuova strategia difensiva. Lo rivela il settimanale "Oggi" in edicola dall'8 ottobre, secondo cui la tredicenne potrebbe essere stata "spogliata, ferita e poi rivestita". A farlo supporre, hanno spiegato i legali del muratore, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, "non solo l’assenza di sangue, ma anche di tagli sugli indumenti, in particolare il giubbino". Come fanno gli inquirenti - si chiedono gli avvocati - a sostenere che Yara "è stata colpita con un affilatissimo taglierino mentre veniva inseguita fra le sterpaglie del campo di Chignolo? I suoi indumenti avrebbero dovuto essere pieni di tagli. E invece non ce n’è traccia". Inoltre "c’è la posizione strana degli slip che dovrà essere spiegata: lo slip è stato tagliato lateralmente all’altezza dell’elastico. Avrebbe quindi dovuto afflosciarsi verso il basso e invece, quando Yara è stata ritrovata, gli slip fuoriuscivano dai leggings e il bordo era ripiegato all’esterno". Proprio in quella piega è stata scoperta la sostanza biologica che ha consentito di risalire al Dna di Bossetti, ma secondo i legali "si tratta di una posizione innaturale che fa sospettare un frettoloso rivestimento della povera ragazza. È possibile che la ragazza sia stata spogliata, ferita e rivestita nel buio del campo di Chignolo, sotto la pioggia, nel fango, fra le sterpaglie che rendevano difficilissimo anche solo camminarci sopra? O dopo la scomparsa Yara è stata tenuta in un altro posto? In questo caso sarebbe stato un rapimento organizzato e preparato da più di una persona".

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