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MALATO DI SLA/ Su Fb gli altri "vivono" per lui: così Roberto ha già battuto il male

Pubblicazione:lunedì 10 novembre 2014

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La situazione di Roberto è assimilabile dunque a quella di Brittany ma i comportamenti, le loro decisioni sono totalmente divergenti. Come l'uno gode della vita e dei suoi piaceri anche attraverso gli occhi degli altri, degli estranei per di più, così l'altra si è difesa cercando l'assenza e lo straniamento, l'allontanamento totale dalla vita.

Perché?

Cosa ha spinto l'uno e l'altra in comportamenti così diversi?

Non è certo questione di carattere, temo, scusa così abusata. Di circostanze? Entrambi sono (è stata) assistiti amorevolmente dai familiari e con condizioni economiche buone o perlomeno normali. 

Si può trattare di cultura? Seppur in continenti diversi, possiamo definire entrambi appartenenti alla cultura moderna occidentale, con differenze non estreme certo. Di fede religiosa? Nessuno dei due ne fa cenno, non è dato saperlo.

Allora?

Perché un uomo cerca di godere della vita fino all'estremo della sua consapevolezza, tollerando ogni male, ogni disagio, sapendo di non essere molto più di un vegetale (scusami Roberto, così sei stato definito) mentre un altro non ne sostiene neanche il pensiero, anzi, decide di morire per non perdere la propria dignità? Per non soffrire.

Entrambe scelte rispettabili, anzi rispettate.

Chi siamo noi uomini? Di cosa è fatto il nostro cuore per battere in modo così contrario?

E' la bellezza della diversità, si potrebbe obiettare. Così come a uno piacciono le more, all'altro le bionde. 

Calma, qui si parla di vita o di morte. 

Come, perdonatemi il salto di pensiero, vi spero tanto intelligenti da riuscire a starmi dietro, si parla di restare o andare, di vita o di morte, quando si tratta di aborto. "Dipende dalle circostanze!": sento già gridare da qualcuno, vagamente scandalizzato.

Permettimi: no. Dipende da te.

Si tratta di vita o di morte. Ogni uomo nasce per morire; ciò che sta in mezzo si chiama vita? Davvero? Cosa è la vita?

Ciò che ciascuno fa della vita si chiama libertà. Uno è libero di agire anche sulla vita degli altri: abortisce, partorisce. Può farsi suicidare dagli altri; o essere felice di lavorare sino alla fine per gli altri.

Una persona può dare la sua vita per gli altri: anche questa è libertà. 

Ma se c'è tutta questa libertà, allora cosa ci stanno a fare il dolore e la morte? Sono forse questi i veri limiti alla nostra libertà?

Ecco, dipende. Non sono le circostanze che mettono i paletti, alzano barricate e confini nei nostri cuori e nelle nostre teste. Lo possono fare il dolore e la morte. Il male.

Ti puoi far sconfiggere dal male. Oppure puoi combattere. Sei libero di combattere, fino alla fine, solo se sai che né la morte né il male sono davvero la fine di tutto, la fine di te.

"Liberaci dal male" perché il male fa male. E, Morte, dov'è la tua vittoria?



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