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MALATO DI SLA/ Su Fb gli altri "vivono" per lui: così Roberto ha già battuto il male

Possiamo farci sconfiggere dal male, oppure possiamo combattere. Perché essere vivi significa anche essere liberi di combattere fino alla fine. Il commento di MADDALENA BERTOLINI

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Elena Carano è una che ci sa fare con i social network e ha creato una pagina su Facebook appositamente per suo padre Roberto che ha 72 anni e non riesce certo a farlo; in realtà non è capace ormai di fare molte altre cose: non cammina, anzi, non si muove dal letto, non riesce nemmeno a parlare, né a nutrirsi, solo a sorridere. 

«Il mio papà è a letto costretto dalla Sla, quando invece avrebbe voglia di fare tutto. Vi va di farlo per lui? Ho bisogno di voi — scrive Elena —. Vi chiedo solo di condividere con lui un momento di vita reale e regalarglielo. Ama la montagna, il tennis, il suo giardino, andare a funghi, il buon cibo, il cinema e il teatro, la formula 1, la moto Gp, il suo lavoro, andare in bicicletta, viaggiare col camper, i suoi pesci e i suoi cani». 

In pochi giorni hanno aderito più di duecento persone, chi ha inviato foto di luoghi, di feste, di buon cibo, persino un video di teatro. Un mondo di immagini e di messaggi sta invadendo quella camera da letto e ogni pensiero inviato raccoglie un pugno di solitudine e lo getta fuori dalla finestra.

La pagina di Facebook si chiama icebucketchallenge 2.0 e naturalmente l'invito è rivolto a chiunque legga tale appello: non si chiedono frasi di circostanza, soldi o parole solidali più o meno sincere, ma momenti di vita: estranei che ridono, che vivono, si divertono e mangiano, festeggiano. Roberto, questo grande padre che riesce a gestire la sua azienda e dà le direttive ai quattro dipendenti componendo parole su una lavagna, questo "supereroe" come lo definisce Elena, non si rode di gelosia al pensiero che altri fanno ciò che a lui è ormai negato o non ha mai potuto (non è che un artigiano come lui possa fare molte ferie, si sa) ma al contrario: lui riesce a godere della bellezza dell'uomo e del mondo guardando gli altri farlo. Non è cosa da poco.

E' passato invece poco tempo dal suicidio assistito di una ragazza americana, malata di un gravissimo tumore al cervello che ha deciso di fare il contrario; saputo del suo male ha lanciato appelli dolcissimi e dolorosissimi, suadenti, per una raccolta fondi. Ha visitato il Gran Canyon e poi si è lasciata "addormentare" dal farmaco in vena, tra le braccia di suo marito e di mamma e papà. 

Che si chiami sclerosi laterale amiotrofica o glioblastoma cerebrale, è comunque una malattia neurodegenerativa, cioè ti riduce progressivamente le funzioni vitali fino al respiro, fino all'ultimo; accompagnata da dolori lancinanti, perché il corpo umano è in fondo come un sistema che va in tilt senza una centralina efficiente.