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ALLUVIONE CHIAVARI/ "Cosa vuole il fiume di fango che ha annegato la mia città?"

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Ed è inutile prendersela con quello sciagurato che ha deciso ieri sera di tenere aperta la Scuola di teologia, è inutile prendersela con i vigili o con la protezione civile: in quel momento il fango interpella te, te che non sei un eroe e pensi — molto prosaicamente — a salvarti la macchina, a salvare te stesso.

Così, con l'acqua che diventa sempre più impetuosa e l'Entella (il fiume che divide Chiavari e Lavagna e che dà il nome a tutta la piana dove le due cittadine liguri sorgono) che esce dagli argini trasformando l'emergenza in tragedia, prendo la decisione di provare a guadare la marea col mio mezzo in un punto dove appare più bassa. Mi immergo letteralmente nel fiume di fango, sto ai bordi per cogliere i punti più bassi, mi sento in un sommergibile. Prego il Rosario e continuo a stringere il volante e a dire: "Sono nelle tue mani, Signore!". Per un momento mi sfugge anche un sorriso perché capisco che è vero, che stavolta non bisogna fare nessuna fatica per dirlo, perché è tutto sorprendentemente evidente. 

Sul telefono iniziano ad arrivare i primi messaggi degli amici: chi ha cantine o case allagate, chi ha visto invadere dall'acqua i luoghi a sé più cari, chi si è visto sottrarre dalla marea i ricordi e le cose più preziose. Tutti, per una volta, ci si sente veramente insieme. Sui social network si moltiplicano gli inviti a rimanere in casa, ciascuno monitora il proprio quartiere, condivide la conta dei danni e lo stato delle cose. E tutti a dire, l'uno all'altro, "Forza!". Non c'è rabbia in questa notte chiavarese: c'è dolore, c'è paura, c'è l'attesa angosciosa di sapere (e solo il giorno ce lo dirà) se ci sono state vittime. 

Tutti infatti sapevamo di quest'acqua, ma nessuno si aspettava che arrivasse così, in questo modo dilagante e invasivo, a divorare tutto. Pertanto siamo tutti consapevoli che qualcuno potrebbe essere stato sorpreso dal fango, dall'impeto dei flutti, e — a differenza di me — non essere riuscito a mettersi in salvo. Navigando lentamente dentro Lavagna, con una piccola sosta da una famiglia per vedere se era tutto a posto e per mangiare un boccone come avevamo concordato, rientro a casa. Tutto attorno è buio, spettrale: l'elettricità pubblica pare svanita nel nulla. E alle sei del mattino si sente solo il silenzio di una città che respira sotto tutto questo fango. Adesso siamo pronti a incontrare la luce del giorno, siamo pronti a vedere e a scoprire che cosa è davvero successo, dove sono le nostre cose, i nostri pezzi di vita sparsi qua e là da un'acqua che non ha risparmiato nessuno e che ha messo in ginocchio commercianti e lavoratori. Qualcuno darà la colpa alle autorità pubbliche o al "dissesto idrogeologico", per non dire allo Stato, qualcun altro invece da tutto questo cercherà di lucrare e di speculare mediaticamente. 


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COMMENTI
12/11/2014 - Coraggio, Chiavari! (Giuseppe Crippa)

Grazie, don Federico, per la cronaca della serata e per le Sue riflessioni. Auguro a Lei ed ai Suoi concittadini di superare prontamente questa brutta avventura.

 
12/11/2014 - Sono vicino a questa tragedia (claudia mazzola)

Cosa voglia il fiume di fango però non lo so. So di certo che Dio è buono anche stavolta e provvederà!