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Cronaca

TERREMOTO L'AQUILA/ Perché condannare un tecnico della Pc per nascondere la nostra impotenza?

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Così come processare la Protezione civile, che è chiamata a soccorrere, non a prevedere i drammi di un paese instabile, strapazzato per colpa d'uomo, e rassegnato alla fatalità da non darle più peso. Se mai il Vesuvio dovesse risvegliarsi e strabordare lava sulle pendici affollate di case, sarà colpa della Protezione civile o dei vulcanologi la morte di uno solo dei suoi abitanti? Per non aver suonato in tempo le sirene, per non aver evacuato in tempo?

Cova il sospetto poi che nei proclami indignati, nelle proteste contro una sentenza ingiusta, nelle accuse infamanti allo stato mafioso, ai giudici suoi servi eccetera, corrano motivazioni politico-ideologiche non proprio nobili: Bertolaso è un personaggio scomodo, bisognava tagliare come un ramo secco e gettare al rogo gli anni del suo prestigioso incarico e le persone a lui più vicine. Troppo di destra, non era e non è credibile.

Cova il sospetto che certa informazione giochi su altri tavoli che quelli della cronaca. Che abbia interesse a far salire il rancore, speculando su persone lacerate dal dolore, dal ricordo ossessivo. Ditegli che i colpevoli sono impuniti, grideranno più forte la loro rabbia, cercheranno capri espiatori. 

Non è così che si fa giustizia. La natura non è matrigna, e non è madre: è per l'uomo, se la sa utilizzare e custodire. E' contro di lui, anche se fosse il miglior custode e amministratore possibile. Perché? Non lo sappiamo, come non sappiamo il perché di ogni morte innocente. E' un mistero. Questa risposta è semplicistica e assolve, rimuove, dimentica? Al contrario, è complicata e  ardua da sostenere, tiene conto delle nostre incapacità e miserie, degli errori voluti e inconsapevoli. Tiene conto del vero, palese ai nostri occhi, benché negato. Non possiamo tutto. Non siamo padroni noi.

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