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BUNKER/ Gli italiani passano dalla cantina al rifugio antiatomico

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foto: Infophoto  foto: Infophoto

In Svizzera sono obbligatori in caso di emergenze, in Italia non è previsto dai piani regolatori. Stiamo parlando dei bunker, i rifugi sicuri a cui sempre più italiani fanno ricorso per difendersi da malattie e disastri. Nel nostro Paese infatti non è più roba di un’elite, anche piccoli imprenditori e commercianti li acquistano. Sarà paranoia? Gli psicologi la definiscono una tendenza estrema dell’istinto di sopravvivenza. In passato ne facevano uso i dittatori, i capi di Stato e i criminali. Oggi, seppure segnalati come cantine, questi rifugi non contengono vino ma maschere antigas. Una tendenza che sta prendendo piede fra i piccoli imprenditori e la media borghesia soprattutto nel Centro Nord del Paese, disposti a rinunciare all’auto nuova pur di possedere questo rifugio blindato, isolati dal resto del mondo. Sono cellule inattaccabili con porte “beton” dallo spessore di 30 centimetri, impianti di ventilazione schermati contro le detonazioni nucleari, cisterne d’acqua da mille litri l’una, radio per contatti con l’esterno e letti con materiali ignifughi. (Serena Marotta)



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