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Cronaca

SPOT VODAFONE/ Sono peggio le due mammine gay o Fabio Volo?

Lo spot della Vodafone con le mamme lesbiche è solo l'ultima pubblicità gay friendly. Il vero rischio è l'omologazione del pensiero unico. Il commento di MAURIZIO VITALI

Fabio Volo (Infophoto)Fabio Volo (Infophoto)

Bei tempi quando una G metteva d’accordo tutti. S’intende la G di Gnocca. Nel caso di Vodafone, la G di Gale, Megan Gale. Sono passati anni. Ma adesso che si tratta di 4G? Tocca adeguarsi ai tempi: la G di Gay. Ed ecco lo spot della mammina e compagna, una dopo la dolce attesa ha partorito la creaturina, l’altra le dà il bacino, in una clinica ovattata come un mulino bianco di soffici sentimenti affettuosi, totalmente de-paternizzata. Le immagini suggeriscono infatti che la fecondazione o è stata eterologa, o il padre “alla vecchia maniera” è disperso in Russia con gli alpini dell’Armir e sepolto nell’oblio.

Ma in fin dei conti dov’è la novità? Ormai lo spot LGBT (lesbo-gay-bisex-trans, per chi ancora non lo sapesse) fa tendenza, e gli avanguardisti nostrani della pubblicità (pseudo)-spregiudicata arrivano gioco forza in coda al gruppo. E non si dia la colpa all’Italia omofoba contadina e cattolica, perché in chiesa ci va quasi più nessuno e la terra… si fa troppa fatica. Quanto all’omofobia a me pare più inventata che reale (salvo eccezioni).

Inoltre togliamoci dalla testa che la pubblicità gay-friendly sia fatta principalmente per vendere il prodotto ai gay. La differenza tra gay ed etero non mi consta riguardare l’orientamento, che so, gastronomico, ma quello sessuale. La cosa è un filino diversa.

Una rinfrescatina di memoria. In principio fu l’Ikea: era il 2006 quando il colosso prese la testa mondiale del gruppo delle aziende gay-friendly con uno spot i cui protagonisti erano due genitori omosex, uno bianco e uno afroamericano. Il mobilio low cost è per tutti, o no? Già, e allora il cibo low cost? Burger King promoziona due suoi paninazzi con nomi ispirati all’Italia con gondolieri, maschere e…. Roma caput mundi, un bel gladiatorone che da tergo aiuta affettuosamente un ragazzino a confezionare l’hamburgerone. Baci gay al sugo nello spot Althea; abbracci lesbo sui materassi Dorelan, che a dispetto di quanto il nome evoca non vengono dalla Scozia ma da Forlì. Saremo mica più scemi dell’Ikea, sorbole! si devono essere detti i romagnoli. 

Beh, e allora i napoletani? Saranno mica meno furbi e svelti dei forlivesi. L’occasione viene dagli spaghetti: Guido Barilla dichiara che lui di pubblicità con i gay non ne farà mai, e così alza involontariamente la palla al  pastaio partenopeo: “Le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la pasta”.

Per sbarcare in Italia la pubblicità LGBT ci ha messo un pochino più di tempo, e come sempre chi da tempo digiuna poi si abbuffa. Ancora Ikea, dove due gay accostano i due letti singoli per abbracciarsi. E Findus, che ti fa fare quattro salti in padella con ai fornelli il compagno promesso sposo di lui, che viene ufficialmente presentato in casa alla mamma, come da copione e tradizione .


COMMENTI
16/11/2014 - Con me queste aziende hanno finito (IDEM GUIDO)

Ho iniziato con Mozilla, dopo il siluramento del suo dirigente per motivi "omofobi", che ho disinstallato; ho continuato con Findus che adesso non compro più neanche quando è in offerta; adesso sto per cambiare il mio operatore Vodafone dopo questa ultima pubblicità.

 
16/11/2014 - Peggio Fabio Volo (Giuseppe Crippa)

Ho apprezzato molto il tono scanzonato con cui Vitali commenta le ultime mosse dei pubblicitari in tema di sostegno ai prodotti mentre il “pensiero unico” affonda i suoi colpi… Vorrei soltanto aggiungere che lo spot Vodafone resta tenero perché ogni nuova nascita è una bella cosa indipendentemente dalle modalità del concepimento e dalle prospettive per il futuro e soprattutto che, almeno per me, Fabio Volo non sarà mai una guida spirituale ma il povero disperato che perde definitivamente l’affetto della moglie dopo averle confessato un’avventura con una …