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ETEROLOGA/ Binetti: se in Italia mancano i donatori, sorgono alcune domande…

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Alla diversità delle percezioni psicologiche corrisponde anche una ben diversa complessità nelle procedure di prelievo degli ovuli, nel faticoso bombardamento ormonale che precede il prelievo, che richiede comunque un piccolo fastidioso intervento.

Per controbilanciare una serie di argomentazioni etico-antropologiche a cui si sommano quelle di natura biologico-sanitaria alcune strutture hanno lanciato perfino dei bandi di gara. Ha cominciato il Careggi, il primo degli ospedali a candidarsi per effettuare in modo praticamente gratuito la Pma eterologa a Firenze, aprendo — se necessario — anche a coppie di altre Regioni.

L'ospedale Careggi di Firenze, il più organizzato a livello nazionale su queste questioni, ha deciso di rivolgersi all'estero e il 29 ottobre è uscito sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea un avviso di gara: «L'azienda ospedaliera universitaria Careggi intende conoscere quali istituti, in possesso dei necessari requisiti, sono interessati a collaborare, all'occorrenza, per l'approvvigionamento di gameti».

Il termine per le candidature era ieri. I centri fornitori dovranno garantire la tracciabilità dei campioni biologici e la consegna di gameti femminili al massimo entro 72 ore dalla richiesta, mentre il Careggi si impegna ad avvisare dell'imminente arrivo l'Ufficio di sanità marittima e di frontiera.

Il Careggi quindi si rivolge all'estero perché evidentemente, sulla base delle richieste di fecondazione eterologa, non ritiene possibile ottenere tutti i gameti di cui ha bisogno dalle donne italiane. Stabilisce con chiarezza la discrepanza che c'è tra donatori uomini, molto più facili da reperire, e le donatrici donne, restie a mettere in gioco il proprio patrimonio generativo. Anche alcuni centri privati si sono velocemente adattati a questa prassi, come il Demetra, toscano anche lui.

Si fatica a tenere insieme due diverse argomentazioni, che pure fanno da punti di riferimento al dibattito generale: da una lato il proclamato diritto alla maternità, la volontà di soddisfare — ad ogni costo — il proprio desiderio di avere un figlio; dall'altro il vincolo oggettivo che per soddisfare questo desiderio non basta la sentenza della Corte. Una donna non potrà mai esigere questo diritto, perché tale lei lo considera, se non ci sarà un'altra donna disposta a cederle i suoi ovuli.

In altri termini si tratta di un diritto inesigibile senza la volontà concessiva di un'altra donna. È un diritto dimezzato, perché in realtà si tratta di un non-diritto, ma di un forte desiderio che impegna la sua soggettività ma non può essere imposto con l'oggettività propria dei diritti umani fondamentali, che sono sempre esigibili.

Non a caso si comincia a pensare ad un possibile social egg freezing a titolo solidale. È l'intervento che permette di congelare gli ovociti in giovane età, per poter posticipare la maternità. Sono i propri ovuli congelati oggi per "domani", nell'eventualità che si possano creare situazioni compromissorie per la propria salute. Ma qualcuno si spinge oltre e chiede alle giovani donne disponibili di donare la metà dei propri ovuli crioconservati ad altre donne che potrebbero averne bisogno.