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Cronaca

PAPA/ Francesco, l'aborto e quell'anno e mezzo "regalato" al demonio

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Il nostro più grande ostacolo ad un rapporto autentico con il mondo che ci circonda consiste così nel fatto che, sia nelle nostre mani che nei nostri occhi, teniamo solo Codices, "ragionamenti", "preconcetti", che ci impediscono un incontro serio con la vita e con le cose. Da più di un anno Papa Bergoglio non ci sta invitando ad abbandonare la dottrina, o a trascurarla in nome di una nuova "disciplina pastorale", ma ci sta chiedendo di guardare ai fatti, di guardare — tenendo nelle nostre mani il grande patrimonio della tradizione della Chiesa e della Sua autorità magisteriale — a quello che davvero nella vita esiste, ossia la pretesa di alcuni, il fallimento umano di altri e la domanda affettiva di tutti. Egli ci sta spingendo a usare i nostri Codices per rispondere a una sete che avanza e che, giorno dopo giorno, noi rischiamo di non guardare più come "sete", ma come "pericolo", come "segni del demonio". 

Indubbiamente il demonio esiste e indubbiamente opera tra noi e dentro di noi, ma tutto il suo impegno sta nel dividerci, nel separarci, dalla realtà e dall'incontro con essa, rinchiudendoci nei meccanismi della mente e nei nostri inventari "fatti sempre senza amore". Il male sa che se noi dialogassimo davvero con la vita, mettendoci in ascolto di essa, sarebbe possibile — per ciascuno di noi — ritrovarsi ad ascoltare la voce di un Altro che ci interpella e che ci sfida. 

Eppure questo atteggiamento ha un movente che non si esaurisce qui, ma che va ancora più in profondità: la mancanza (in quasi tutti) di una vera esperienza di Comunione. Se manca la Comunione, se manca il "farsi uno" con il cuore del Papa, dei nostri Pastori e dell'intero popolo di Dio, manca quella curiosità sana che — dinnanzi alle parole — non imbastisce processi o sforna giudizi, ma si pone con l'atteggiamento di chi vuole sempre capire il perché certe cose siano state dette o fatte. Come è evidente che questa attitudine comunionale non si impara attraverso un esercizio intellettuale, ma nella cordiale curiosità che può animare il nostro Io di fronte alle parole di un collega di lavoro, di una suocera o di una madre. E' sempre la stessa cosa a essere in gioco: il desiderio di capire e di incontrare davvero l'altro, ossia ciò che ci costruisce e che ci fa maturare come uomini. 

Mi pare evidente, allora, che non si possa eludere un tema ancora più "viscerale" che anima tutta questa riflessione: la necessità – per vivere – di una "ragione aperta" all'esperienza, di un'apertura di fondo (di una disponibilità) alla vita. E' questa la grande eredità lasciataci da Benedetto XVI, così aperto e disponibile al reale da non lasciarsi intrappolare dal suo sapere, ma da essere pronto a rinunciare all'esercizio del ministero petrino in nome di quello che vedeva accadere davanti a sé, in nome di un dialogo con Dio che non era fondato sui suoi preconcetti, ma sul suo desiderio di seguire.


COMMENTI
17/11/2014 - mah parte 2 (Francesco Lepore)

e in effetti qs intervento del papa molto bello domani,tra un anno, tra 20 anni che cosa sarà? un ragionamento, un passato che allontana il cuore dell’uomo, ma allora xché lo devo seguire ora? La tradizione è assieme alla parola del papa e alla parola di Dio i luoghi dove potermi riposare e ripartire ma qs non elimina il cuore. Da subito S Paolo contesto S Pietro e poi a cascata S Caterina. S bernardo…S Tommaso nella summa dice quando non seguire un papa e quando contestarlo in pubblico, esiste un codice di diritto canonico... qs caro Picchetto è essere cattolici xché si è uomini… e seguire Benedetto vuol dire seguirlo si rilegga cio che dice sui poteri del papato. Quindi da cattolico, da battezzato, da uomo vivo e giudico la correzione fraterna, che prima di tutto chiedo e pretendo verso di me. E dire, per esempio che il sinodo si è tentato a partire da un falso concetto di misericordia di far entrare una concezione protestante nella Chiesa è amare la Chiesa ( e i padri sinodali si sono ribellati accusando Forte di manipolare il sinodo) Tanta confusione x attaccare chi? sia uomo dica nomi e cognomi sarà Socci? beh almeno lui è piu uomo di lei e, anche sbagliando, le cose le dice in faccia.

 
17/11/2014 - mah (Francesco Lepore)

quindi secondo Picchetto non occorre giudicare, interessarsi al reale a partire da sé, xché qs è viziato di per se da una interpretazione da un preconcetto che nasce dalla propria storia cultura, sensibilità (cioè dal mio io piu vero dall’esperienza ,dal rapporto tra il cuore e il reale). o meglio qs è salvato se ci si immedesima con cio che dice il papa!! o con Picchetto?? quindi un non credente, un non cristiano non potrà mai vedere il reale? E vero che il pre-concetto molte volte vince ma non siamo protestanti ma cattolici "la grazia perfeziona la natura non la distrugge" e quindi c’è uno sguardo positivo verso l’uomo dentro una prudenza ma qs non è clericalismo, non è papolatria. Newman in un suo scritto "brindo al papa ma prima alla mia coscienza" o Nieburh "niente è piu incredibile quanto la risposta a una domanda che non si pone" più in fondo gli apostoli hanno riconosciuto gesu a partire dalla corrispondenza data al loro cuore e non c’era un papa a dire chi seguire, seguivano il loro cuore. poi la cosa che mi lascia perplesso nei suoi interventi e che i ragionamenti la tradizione è un freno e mi chiedo con che forza vado verso gli altri, che cosa porto: un incontro si dirà!!, può essere ma più che incontro mi sa che portiamo le ns miserie, un'intensità affettiva intorno al nulla, un cristo disincarnato, astratto che non dice nulla.

 
17/11/2014 - allora sono tutti schizzati (1565 malta)

Sarà, ma inizio a essere stanco di come al solito si dà dei cretini a chi vede confusione nella Chiesa proprio laddove ci sarebbe da fare quadrato. Il Sinodo, voluto da Francesco, ha mostrato la nuova versione di pastorale.

 
17/11/2014 - Solo per disprezzo (nicola mastronardi)

Tra i Papi che il poeta mise nell'inferno e precisamente tra gli ignavi c'è Papa Celestino V, che giunto al Soglio Pontificio, rinunciò dopo pochi mesi alla sua carica, consentendo quindi l'ascesa al potere di Bonifacio VIII, pontefice che Dante fermamente disprezzava. Io non penso che Benedetto XVI sia un ignavo (anzi secondo me è uno dei più grandi uomini del XX secolo), perchè ha abdicato a favore di Francesco che da molti cattolici che si dicono semplici è disprezzato dall'inizio del suo pontificato, per buona pace loro, perchè sono certo che tutti e due ci sono stati donati dallo SPIRITO SANTO.

 
17/11/2014 - Sapienza/ortodossia, nevrosi e fede (CARLA VITES)

La Chiesa è grande: vi si trovano fedeli sapienti e ortodossi, nevrotici e semplici cristiani. Tra questi ultimi, si trovano senz'altro Dante Alighieri, che nell'Inferno non si peritò di collocare tre papi (senza mai mettere in dubbio l'istituzione papale) e quella analfabeta di Caterina da Siena, più tardi santa, la quale, dettando ad altri perché analfabeta appunto, ingiungeva al papa di pentirsi dei suoi peccati. E il bello è che a quei tempi i papi se lo lasciavano dire. In mezzo a questa tipologia, capitano, in ordine sparso, quelli che pregano. Da un anno e mezzo, sì, ci sono fedeli che amando la Chiesa, non perché assicura loro un posto di lavoro, semplicemente perchè è loro Madre, pregano indefessamente per il Papa. Chiunque esso sia. E così può capitare che, oltre a ricevere i Leoncavallini in Vaticano e una benedizione da Traettino da Caserta, sulla difesa della vita, da Roma, si odano cose come ci insegnavano a catechismo da bambini. Ed erano cose buone. Questa tipologia di fedeli sono quelli che - scoprendo la madre che fa marchette -, non decidono di avere avuto un'allucinazione e basta, ma le rimettono i suoi abiti da tutti i giorni, l'abbracciano e, portandosela via, le dicono: "Vieni, assieme troveremo un altro modo per sbarcare il lunario".