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Cronaca

VERONESI E DIO/ Caro professore, il cancro non può distruggere il nostro cuore

Umberto Veronesi (Infophoto)Umberto Veronesi (Infophoto)

Comincio a prendere qualche sua parola, e poi ci metterò le mie, quelle che mancano a lui. Perché il suo articolo è pieno di parole per costruire un bellissimo ponte. 

Primo mattone, dice di essersi allontanato dalla fede ma non dalla vita. Secondo, dice che per i medici il dolore "ha una forma, un contorno, un'identità". Terzo, racconta di padre Giovanni che gli parlò della carità laica. Quarto, dove era Dio ad Auschwitz? Benedetto XVI ha, nella Spe Salvi, una domanda come la sua. Quinto, il dolore reale, quello che lo combatti con il bisturi in mano, è "molto difficile identificarlo come una manifestazione del volere di Dio". Sesto, la guerra col tumore e "ci sei solo tu in quei momenti, solo con la tua capacità, la tua concentrazione, la tua lucidità, la tua esperienza, i tuoi studi, il tuo amore (o anche la tua carità come la chiamava don Giovanni) per la persona malata". 

Io, con questi mattoni, ci faccio il mio pezzo di ponte: la fede vive, la fede è vita, se credi nella vita, credi in Dio. Se ti disgusta la guerra, sei un uomo di pace, un uomo di Dio. Una preghiera per me. Che meraviglia questo dolore incarnato, questa vita reale dolorante, che vuole vivere e non morire e che chiede aiuto. Gesù è così: incarnato, "presenza reale" diciamo. Non so cosa intendesse padre Giovanni, ma se intendeva che anche a Veronesi toccava amare come tocca a me prete, sono d'accordissimo, siamo d'accordissimo. È cristianesimo questo, "erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe" (Lc 16,21). E ora il mio mattone, il settimo. Dove era Dio? è la domanda. Non è una domanda: è "la domanda". La fede è la risposta. Non ci può essere il volere di Dio, dice Veronesi. E io ci metto l'ultimo mattone — il settimo — che è fatto col cemento di quanto il prof ha detto poco prima "…il tuo amore". 

Grazie nonno di avermelo dato. Lo hai detto tu. È l'ultimo mattone, il settimo. Perché Dio "vuole" con il cuore, è amore. Se fa qualcosa, se vuole qualcosa, ama. Sa fare solo quello, perché è solo quello: Amore. Se hai amato lo hai trovato. La fede è un dono che aspettiamo ma a volte non arriva perché ce l'hanno già recapitato, è già lì. Fatto il ponte. Perché la verità, l'altro nome di Dio, l'altro nome dell'Amore, è così: è sempre aperta e per questo è sempre ferita. I ponti non hanno porte, sono aperti. Si va e si ritorna. Come per la Verità. Aperta e, per questo, ferita.

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COMMENTI
20/11/2014 - Cancro (luisella martin)

Non ho letto l'articolo di Veronesi, ma mi é piaciuto questo che vuol rispondere alla mancanza di fede di un "nonno". Questo ponte che costruisco io per andare incontro a te, senza porte, ma aperto a tutto e a tutti, che posso chiamare in molti modi - laici o religiosi - é a mio parere l'amore. L'amore che metto nel curare il malato, nell'educare il figlio, nel lavorare la terra, nello scrivere articoli per i giornali e nel fare commenti a quegli articoli.Per noi cristiani questo amore ha un Nome ed un Volto ed é un grande privilegio, una Grazia che riceviamo accogliendola. Ma se é vero che il nome del Figlio di Dio é di tutti e per tutti, non é così per il Suo Volto che Egli svela solo ai Suoi amici:il volto dell'amore rifiutato, dolorante, disprezzato, crocifisso. Il cancro, come molte altre malattie, fisiche e morali, sono appunto la prova dell'amore sanguinante e ferito, sono l'immagine del Suo Volto. Queste malattie provano l'esistenza di Dio, ma non di un dio filosofico, di un dio superiore a noi. Esse rappresentano il Volto di Cristo sofferente, ancora oggi fra noi; ma questa é una "visione" che hanno solo quelli a cui Dio la presenta. Io credo che Egli mostri il Suo Volto,fra tutti gli uomini, ai peccatori più incalliti perché si convertano.

 
18/11/2014 - Dio riguarda tutti (Paola Baratta)

La questione di Dio, della fede, del destino dopo la morte riguarda tutti. Persino chi si dichiara a-teo e a-gnostico, presuppone, sebbene per contrasto, la nozione e il concetto di Dio e di un "Essere che sussista all'esistenza". Giacomo Leopardi, nel "Canto Notturno di un pastore errante dell'Asia", mette in bocca al pastore una serie di domande esistenziali fondamentali. nella convinzione che queste domande appartengano a tutti. Tanto più questa appartenenza universale deve essere nelle corde di noi cattolici che la parola "universale" la portiamo nel nome, nel DNA. Allora bisogna rinunciare alla verità per preferire l'incontro e l'accoglienza degli altri? No. Assolutamente no. Vuol dire assumere uno sguardo diverso. Lo sguardo di chi vuole portare le cose della vita quotidiane, tutte le persone che si incontrano a Dio. E in questo sguardo positivo, in questo aguardo che riconosce amore dove sia sia, in questo aguardo e in questo sforzo, si trova la Verità che è l'amore. Con Veronesi sono tanti e evidenti i motivi di distanza. Ma è importante sottolineare i punti di continuità: lo sforzo di salvare la vita agli altri; l'interrogarsi sul dolore in relazione con Dio... Questo ci unisce. Ed è bello valorizzarlo. Perchè si fa come Gesù che nella divisione dei pani e dei pesci non butta nulla. Nemmeno gli avanzi. Anche quelli sono amore. Per questo ritengo questi articoli profondamente cristiani e cattolici.

 
18/11/2014 - Veronesi (Carla D'Agostino Ungaretti)

Il Prof. Veronesi è un grande medico e un grande scienziato. E allora perché non fa il medico e lo scienziato invece di sproloquiare di cose che non conosce e di cui non capisce nulla, perché gli mancano le basi filosofiche e teologiche? Non è detto che l'essere un grande oncologo lo autorizzi a credersi anche un grande teologo, perché le sue osservazioni possono essere ampiamente controbattute con dovizia di argomentazioni teologiche (anche se non certo da parte mia, che sono una povera peccatrice qualunque). Pensi allora l'illustre Professore a curare i suoi malati, invece di scuotere le misere certezze di chi ha solo una molecola di fede e può aggrapparsi solo a quella per sopravvivere.