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VERONESI E DIO/ Caro professore, il cancro non può distruggere il nostro cuore

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Umberto Veronesi (Infophoto)  Umberto Veronesi (Infophoto)

Quando un uomo nato nel 1925 mi parla, io lo ascolto. Penso al "tavolino del nonno" di cui raccontava Papa Francesco in una delle sue omelie a Santa Marta, giusto un anno fa (19 novembre 2013). Un tavolino che il bambino voleva costruire per il papà quando sarebbe stato vecchio come il nonno. Perché c'era rimasto male che il papà, all'ora dei pasti, faceva sedere il nonno al tavolino perché si sporcava e faceva rumore, insomma "non faceva una bella figura". Penso a quella storia raccontata dal Papa e penso che voglio sedermi al tavolino con Veronesi, classe 1925, perché a me, lui, non mi disturba.

Veronesi, il nonnino, ha scritto un articolo in cui parla del suo libro Il mestiere di uomo e lì racconta del suo "primo giorno senza Dio". Espressione poetica e profonda che sembra una preghiera, come tutto l'articolo. Una di quelle preghiere che si fanno con il cuore e senza il libro delle preghiere: le preghiere quelle che non sono solo cristiane ma che sono umane. Perché ci sono certi momenti che tutti gli uomini pregano, pure quelli agnostici, pure quelli atei, pure quelli classe 1925 che il primo giorno senza Dio ce l' hanno avuto da ragazzi. Perché l'uomo prega perché è uomo e non perché è cristiano. Sono i momenti della gioia e i momenti del dolore. In quei momenti alzi gli occhi al cielo e preghi. 

Veronesi è un uomo del 1925, con una vita fatta di tanti successi professionali, ma non tutta liscia. Come tutte le vite. Lui mi parla e io — prete scrittore — lo ascolto, e penso ai ponti di papa Francesco. Loro, i ponti, uniscono una volta costruiti. Ma uniscono anche prima, mentre li costruiamo. Perché i ponti non si costruiscono da soli. Non li fa solo uno. Bisogna essere almeno in due. Perché si costruiscono passando mattoni, corde, funi, colando cemento, spostando pali, rafforzando gli argini. E poi un ponte — che magari lo fai in due — lo si fa non solo per quei due ma per una comunità, quella che si unisce tramite il ponte. 

Così mi metto al tavolino del nonno di cui una volta ha parlato il Papa e mi leggo Veronesi ateo — agnostico per la precisione — cercando di mettere nei miei occhi e nel mio cuore la stessa trasparenza che ci ha messo lui. Non cerco la bibbia: lui non ci crede. Non cerco il papa: lui non ci crede. Non cerco il mio modo di pregare, di avere fede, di credere in Dio, lui non è me. Lo leggo pensando che ci passiamo di mano in mano qualcosa per costruire un ponte tra me e lui. Così da non rimanere chiusi, confinati, io e lui, ciascuno nel proprio mondo, ma per poter passare da un mondo all'altro portando ciascuno un qualcosa dell'altro. 



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COMMENTI
20/11/2014 - Cancro (luisella martin)

Non ho letto l'articolo di Veronesi, ma mi é piaciuto questo che vuol rispondere alla mancanza di fede di un "nonno". Questo ponte che costruisco io per andare incontro a te, senza porte, ma aperto a tutto e a tutti, che posso chiamare in molti modi - laici o religiosi - é a mio parere l'amore. L'amore che metto nel curare il malato, nell'educare il figlio, nel lavorare la terra, nello scrivere articoli per i giornali e nel fare commenti a quegli articoli.Per noi cristiani questo amore ha un Nome ed un Volto ed é un grande privilegio, una Grazia che riceviamo accogliendola. Ma se é vero che il nome del Figlio di Dio é di tutti e per tutti, non é così per il Suo Volto che Egli svela solo ai Suoi amici:il volto dell'amore rifiutato, dolorante, disprezzato, crocifisso. Il cancro, come molte altre malattie, fisiche e morali, sono appunto la prova dell'amore sanguinante e ferito, sono l'immagine del Suo Volto. Queste malattie provano l'esistenza di Dio, ma non di un dio filosofico, di un dio superiore a noi. Esse rappresentano il Volto di Cristo sofferente, ancora oggi fra noi; ma questa é una "visione" che hanno solo quelli a cui Dio la presenta. Io credo che Egli mostri il Suo Volto,fra tutti gli uomini, ai peccatori più incalliti perché si convertano.

 
18/11/2014 - Dio riguarda tutti (Paola Baratta)

La questione di Dio, della fede, del destino dopo la morte riguarda tutti. Persino chi si dichiara a-teo e a-gnostico, presuppone, sebbene per contrasto, la nozione e il concetto di Dio e di un "Essere che sussista all'esistenza". Giacomo Leopardi, nel "Canto Notturno di un pastore errante dell'Asia", mette in bocca al pastore una serie di domande esistenziali fondamentali. nella convinzione che queste domande appartengano a tutti. Tanto più questa appartenenza universale deve essere nelle corde di noi cattolici che la parola "universale" la portiamo nel nome, nel DNA. Allora bisogna rinunciare alla verità per preferire l'incontro e l'accoglienza degli altri? No. Assolutamente no. Vuol dire assumere uno sguardo diverso. Lo sguardo di chi vuole portare le cose della vita quotidiane, tutte le persone che si incontrano a Dio. E in questo sguardo positivo, in questo aguardo che riconosce amore dove sia sia, in questo aguardo e in questo sforzo, si trova la Verità che è l'amore. Con Veronesi sono tanti e evidenti i motivi di distanza. Ma è importante sottolineare i punti di continuità: lo sforzo di salvare la vita agli altri; l'interrogarsi sul dolore in relazione con Dio... Questo ci unisce. Ed è bello valorizzarlo. Perchè si fa come Gesù che nella divisione dei pani e dei pesci non butta nulla. Nemmeno gli avanzi. Anche quelli sono amore. Per questo ritengo questi articoli profondamente cristiani e cattolici.

 
18/11/2014 - Veronesi (Carla D'Agostino Ungaretti)

Il Prof. Veronesi è un grande medico e un grande scienziato. E allora perché non fa il medico e lo scienziato invece di sproloquiare di cose che non conosce e di cui non capisce nulla, perché gli mancano le basi filosofiche e teologiche? Non è detto che l'essere un grande oncologo lo autorizzi a credersi anche un grande teologo, perché le sue osservazioni possono essere ampiamente controbattute con dovizia di argomentazioni teologiche (anche se non certo da parte mia, che sono una povera peccatrice qualunque). Pensi allora l'illustre Professore a curare i suoi malati, invece di scuotere le misere certezze di chi ha solo una molecola di fede e può aggrapparsi solo a quella per sopravvivere.