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DON SEPPIA/ Processo da rifare: cade l’accusa di induzione alla prostituzione, non quella di rapporti con minori

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Da rifare il processo a Don Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato per pedofilia e induzione alla prostituzione: la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello che confermava una pena di nove anni e sei mesi di carcere. Cade dunque l’accusa di induzione alla prostituzione, rimane quella relativa ai rapporti sessuali con minori. Il tutto inizi a maggio 2011, con l'arresto di don Seppia (attualmente rinchiuso nel reparto dei “sex offenders” del carcere di Sanremo), parroco della chiesa di Santo Spirito e, in seguito, dell'ex seminarista Emanuele Alfano: i due erano accusati di aver coinvolto degli adolescenti,ospiti di una casa famiglia, in rapporti sessuali e consumo di droga. Lo scorso 22 marzo l’Appello di Genova aveva confermato la sentenza di primo grado a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione per violenza sessuale minorile, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di stupefacenti a minori e vendita di cocaina (proprio all'ex seminarista Emanuele Alfano). Le indagini erano scattate a Milano, nell’ambito di un indagine su un di droga spacciata in palestre e saune frequentate in particolare da omosessuali: a inchiodare Don Seppia, oltre a intercettazioni telefoniche e sms, le testimonianze di alcuni ragazzini tra i quali un chierichetto quindicenne che aveva raccontato di aver subito, in sacrestia, "attenzioni particolari" del sacerdote mai sconfinate, comunque, in rapporti sessuali veri e propri.



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