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ISLAM/ Lecce, adesivi sulla moschea: Allah è lontano, cerca Gesù

Dopo le polemiche sull’istituzione dell’Università islamica, due adesivi sono stati affissi davanti alla moschea del rione San Pio, a Lecce, con su scritto: “Allah è lontano, cerca Gesù”.

foto: Infophoto foto: Infophoto

Dopo le polemiche sull’istituzione dell’Università islamica, due adesivi sono stati affissi davanti alla moschea del rione San Pio, a Lecce, con su scritto: “Allah è lontano, cerca Gesù”. Una provocazione che ha fatto infuriare e ha innescato la polemica dell’imam. Così accanto all’adesivo è stato scritto: “Se mi leggi, vieni e parliamone, vedrai che cambierai idea”. E anche su Facebook l’imam ha innescato la polemica, scrivendo: “E’ la prima volta che succede a Lecce, probabilmente è una conseguenza della pressione mediatica degli ultimi giorni. Non so, se il messaggio è destinato ai musulmani, o ai cristiani che vengono da noi per informarsi sul Islam. Siamo anche completamente vicini al messaggio di Gesù (pace su di lui), che è venuto per insegnare alla gente di adorare l’unico Dio, e di amarsi tra di loro. Messaggio sicuramente sfuggito al artefice di questa opera, al quale lancio questo appello pacifico: Se mi leggi, vieni e parliamone e vedrai che cambierai idea”. Pressioni medianiche che, probabilmente, si riferiscono al progetto per l’istituzione dell’Università islamica. In pratica la Confime, confederazione delle imprese del mediterraneo, era decisa ad acquistare l’ex Manifattura Tabacchi in via Birago, poco lontano dalla moschea, ma il progetto non è andato in porto. Khaled Paladini, presidente di Confime, ha detto che i soldi proverrebbero da investimenti petroliferi e che vorrebbe coinvolgere l’Opec e il Qatar. Ma su questo punto è intervenuto Andrea Caroppo, coordinatore provinciale di Ndc e consigliere regionale, dicendo: «Lecce e il Salento amano la cultura e sono maestri di accoglienza e integrazione, ma proprio per questo non possono che respingere fermamente iniziative da realizzarsi con denari provenienti dal Qatar ed investiti per alimentare finalità tendenti a fomentare il proselitismo a carattere religioso. La telenovela (o forse sarebbe meglio dire televendita) sulla grottesca vicenda della università islamica si arricchisce di una nuova puntata: adesso leggiamo che il suo promotore starebbe per lanciare allo scopo una campagna di raccolta fondi “per la gloria di Allah” (esattamente in questi termini egli si è espresso…)». Intanto Giampiero Khaled Paladini ha dato un ultimatum al Comune per individuare l’immobile per costruire l’Università entro il 31 dicembre, in alternativa questa sarà aperta in un’altra città.  (Serena Marotta)

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